Morlini, il disciplinare è ancora fermo alle iniziali eccezioni
Il giudice reggiano è tutelato al Csm dal professor Manes «Si contesta la correttezza e tempestività delle accuse»
roma
È ancora fermo alle eccezioni preliminari il procedimento disciplinare, cominciato a luglio, a carico dei cinque ex togati del Csm – il giudice reggiano Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Luigi Spina – che parteciparono con Luca Palamara e i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri alla riunione all'hotel Champagne del 9 maggi del 2019 . Riunione nella quale – secondo l'accusa – i partecipanti definirono la strategia da tenere sulle nomina del procuratore di Roma.
Ieri si è tenuta una nuova udienza ma nessuna decisione è stata ancora presa sulle questioni pregiudiziali poste dai difensori degli ex consiglieri, a cominciare dalla sospensione del processo per l'invio degli atti alla Corte costituzionale. Corte che secondo la prospettazione del difensore di Lepre, Domenico Airoma, dovrebbe valutare se sia compatibile con la Costituzione la norma che permette al ministro di promuovere l'azione disciplinare anche nei confronti dei componenti del Csm per illeciti compiuti nell'esercizio delle funzioni. Tra i nodi da sciogliere c'è anche la questione dell'utilizzabilità delle intercettazioni, su cui si fondano le contestazioni nei confronti degli ex consiglieri. La riunione all'hotel Champagne – con la quale gli ex togati si sarebbero resi responsabili di comportamenti scorretti verso i colleghi consiglieri e i magistrati che concorrevano per il posto di procuratore di Roma – venne captata con un trojan nel cellulare di Palamara. E dunque se non fossero utilizzabili, per il procedimento sarebbe una svolta non indifferente. Tutte queste eccezioni, in cui rientra anche la contestazione tardiva di uno degli illeciti (oltre un anno dal tempo previsto), «possono essere decise con il merito» ha stabilito ieri la Sezione disciplinare al termine di una lunga camera di consiglio, convocando una nuova udienza per il 12 novembre.
Già nella scorsa udienza il professor Vittorio Manes – che difende il giudice Morlini – ha spiegato alla Gazzetta di aver avanzato specifiche questioni preliminari «relative alla correttezza e alla tempestività delle incolpazioni formulate». Da sempre poi Morlini replica, rimarcando la correttezza del proprio comportamento. —
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