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Nuovo affondo di Santo Gnoni ma il Tar respinge l’istanza

Nuovo affondo di Santo Gnoni ma il Tar respinge l’istanza

L’ex capo del Servizio legale  del Comune di Reggio Emilia aveva presentato un nuovo ricorso al Tar per ottenere  una vasta mole di documenti 

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REGGIO EMILIA

Nuovo capitolo nella vertenza legale che contrappone il Comune di Reggio Emilia all’ex capo dei suoi avvocati, Santo Gnoni. È lui che, per anni alla guida del servizio legale e oggi in pensione (oltre che indagato in due inchieste aperte dalla procura sulle gare d’appalto e gli incarichi dell’ente locale), ha fatto causa all’amministrazione sostenendo di vantare una serie di crediti «per compensi professionali maturati, in dipendenza dell’attività di patrocinio legale svolta in favore dell’ente» sin dall’anno 2013. Per ottenere il riconoscimento del proprio diritto, Gnoni ha impugnato al Tar il regolamento comunale che stabilisce le parcelle dell’avvocatura civica, vedendo peraltro accolto il suo ricorso.

Nell’ambito di questo procedimento, lo scorso maggio, l’ex dirigente ha avanzato un nuovo ricorso al Tar di Parma chiedendo al Comune la «visione, estrazione e ottenimento di copia di tutti gli atti del procedimento inerenti la questione», tra cui «le parcelle depositate e non pagate, gli atti interni, i pareri, le proposte, le valutazioni e i criteri di calcolo e la trasmissione dei relativi impegni di spesa già assunti in ordine alle parcelle di cui trattasi».

Una valanga di documenti che il Comune si è rifiutato di fornire «stante l’indeterminatezza dell’istanza medesima (siccome riferita a una moltitudine di atti non identificati con la dovuta e anche solo minima, puntualità) e quindi il carattere sostanzialmente esplorativo della stessa».

Da Piazza Prampolini, inoltre, sottolineano che «il ricorrente è da poco cessato dal servizio, sicché deve ragionevolmente ritenersi che conosca (e sia quindi in grado di identificare in modo adeguatamente puntuale) ciò di cui necessita prendere visione».

Il tribunale amministrativo ha dipanato la questione il 28 ottobre scorso, accogliendo la tesi del Comune.

«Sul punto – scrivono i giudici nella sentenza – la giurisprudenza è pacifica nel ritenere che la domanda di accesso deve avere un oggetto determinato o quanto meno determinabile, e non può essere generica». —

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