Intestazioni fittizie per il clan «Condannate Clausi e i Giglio»
REGGIO EMILIA
Cinque anni e 2 mesi di reclusione per il consulente crotonese Agostino Donato Clausi; 3 anni e 2 mesi per Antonio Giglio, 42 anni, fratello del collaboratore di giustizia Giuseppe; stessa proposta per Francesco Giglio, 73 anni, il padre; 2 anni e 8 mesi per Gaetana Crugliano, 73 anni, la madre; e 4 anni e 2 mesi per l’imprenditore reggiano Mario Mazzotti, 71 anni. Sono le richieste di condanna formulate ieri in tribunale a Reggio, al termine di una requisitoria fiume, dal pm della Dda Beatrice Ronchi. Siamo nell’ambito di un troncone processuale diramatosi da Aemilia bis che sta arrivando agli sgoccioli.
Dal filone originario sulle intestazioni fittizie sono rimasti a processo – in rito ordinario davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Ghini, a latere Chiara Alberti e Luca Ramponi, mentre la maggior parte degli imputati sono già stati condannati con il rito abbreviato – cinque persone: i familiari di uno dei due pentiti chiave di Aemilia, il colletto bianco Clausi (presenza costante in diversi procedimenti) e Mazzotti, difeso dall’avvocato Franco Beretti, mentre tutti gli altri sono rappresentati dall’avvocato Fausto Bruzzese. Secondo il quadro accusatorio i cinque avrebbero messo in atto vorticose intestazioni fittizie a prestanome per nascondere i patrimoni, con l’aggravante di aver agito per agevolare in Emilia il clan marchiato ’ndrangheta.
I trasferimenti della titolarità di beni a prestanome erano finalizzati, secondo le difese, a evitare l’azione delle banche, mentre secondo la Dda a evitare le misure di prevenzione e i sequestri milionari che si sono avvicendati nel post 2015. Ieri il pm Ronchi ha ribadito la sua lettura.
«Abbiamo l’ennesima conferma di una strategia basata su intestazioni fittizie e quote societarie attuata da Giuseppe Giglio (prima di pentirsi, ndr), così come da altri sodali in base a quanto emerso dai processi Aemilia e Grimilde, tra cui Alfonso Diletto, Nicolino Sarcone, Antonio Muto classe 1971, i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli. Si voleva così eludere la legge in materia di misure di prevenzione e commettere reati di riciclaggio o reimpiego. Il tutto attraverso la collaborazione di familiari, emersa in questo e in altri processi».
Un piano che per il pm Ronchi è stato attuato da Giuseppe Giglio (prima di collaborare) “con la complicità costante” di Clausi, mentre Mazzotti sarebbe stato “la persona di fiducia”.
«Si volevano perseguire gli interessi del sodalizio emiliano di ’ndrangheta, dalla vocazione spiccatamente imprenditoriale», ha concluso il pm.
Alle richieste si sono associate le parti civili: la Regione (avvocato Alessandro Gamberini) ha chiesto i danni e una provvisionale di 200mila euro, la Provincia (avvocato Salvatore Tesoriero) una provvisionale di 100mila euro, Libera (avvocato Enza Rando) ha chiesto 30mila euro. Venerdì 13 novembre sono previste le controrepliche delle difese e, forse, anche la sentenza. —
AMBRA PRATI
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