Lampi d’Usa e Lampedusa, Salvini (con mascherina) respira attraverso Trump
Se il consenso non equivale alla democrazia. La contraddizione associa i due sovranisti: indossano la protezione anti-Covid a fini di propaganda, mettono in dubbio il sistema istituzionale dei loro Paesi
REGGIO EMILIA.
Salvini respira attraverso Trump. Non rischio smentite: da settimane il capo leghista indossa, o indossava, ostinatamente la mascherina anti-Covid con la scritta elettorale “Trump 2020”. La contraddizione associa i due inguaribili sovranisti che vivono la pandemia come una diseconomia o una smargiassa incredulità: l’uno e l’altro hanno ritenuto la mascherina un vessillo facciale paragovernativo, di sinistra, progressista, roba da gente sottomessa. Eppure quella pro Trump, Salvini l’ha portata volentieri.
Loro sono uomini duri. Così inox da riuscire – sempre insieme – a mettere in dubbio il sistema istituzionale dei loro Paesi, anzi no, a minarlo. Trump è alle prese con una inedita e pericolosissima sfida lanciata al concorrente Biden, fomenta i suoi, aveva addirittura evocato la discesa dei “patrioti” (armati) nelle città d’America contro chi è responsabile dei “brogli” e chi vuole “rubare le elezioni”. Trump mette in discussione l’apparato vitale della democrazia. Lo violenta.
Dal canto suo - direttamente proporzionale all’amato yankee - il lumbàrd (perché lumbàrd rimane) ora soffia sul fuoco della ribellione delle Regioni. Salvini aizza i presidenti suoi (Lombardia, Piemonte, Calabria) contro le nuove linee semaforiche governative atte a gestire la pandemia: giallo, arancione, rosso.
L’equivoco destabilizzante è doppio. I leghisti scambiano i parametri di intensità del virus per una pagella politica, una hit parade della Regioni virtuose e di quelle a rischio. E scambiano la democrazia per una macchina del consenso. Dovrebbero sapere che governare significa anche scontentare, ricorrere a misure severe.
A meno che i programmi, i provvedimenti e i gesti non siano solo e soltanto di natura demagogica: di’ e fai al popolo quello che vuole sentirsi dire e fare...
In questi giorni di seconda recrudescenza del Covid, al di là delle critiche monotone, nessuno dalle opposizioni ha illustrato un piano di provvedimenti alternativi, concreti. Ma alimentano una reazione istintiva, ancestrale, che poi è diventata anche letteraria.
La lezione di Camus
È ben descritta da Albert Camus nel suo “La Peste” del 1947. Non sappiamo se il romanzo sia fra le letture di Salvini e Trump. Comunque sia eccone un saggio:
“Nessuno aveva ancora davvero accettato la malattia. Quasi tutti erano in primo luogo sensibili a ciò che interferiva con le loro abitudini o toccava i loro interessi.
Ne provavano fastidio o irritazione, e non sono questi sentimenti che è possibile contrapporre alla peste. La loro prima reazione, per esempio, fu di prendersela con la pubblica amministrazione”.
Il flirt con il populismo
La riprova del flirt di Salvini col populismo scalda-animi sta nei suoi post su Twitter. Riporto una triade di esempi.
Il primo dimostra come l’evocazione di Camus della difesa degli “interessi” soggettivi è la prima favola brandita dal capo leghista, come se gli italiani tutt’insieme da sempre pagassero devotamente le tasse:
“Il governo ferma gli Italiani ma non le tasse. Follia. Per aiutare il Paese occorre bloccare le scadenze fiscali del 2020 e del 2021”.
Il secondo esempio, invece, è paradossale. Salvini, che è stato uomo di governo e ne pregusta il ritorno, non dà risposte, ma pone domande.
Cioè, si rivolge ai cittadini alla maniera degli accenditori delle piazze, perché così fa il solletico alla pancia degli arrabbiati, oppure lui stesso non è in possesso di risposte:
“Mi pare che siano in totale confusione: una parte del governo vuole chiudere tutto, un’altra non vuole bloccare niente e un’altra ancora è per un po’ e un po’. Cosa pensate che ne possa uscire?".
Il terzo commento spiattella lo zibaldone leghista che mescola tutti gli inneschi della rabbia sociale del nostro tempo: italiani in quarantena, stranieri liberi di sbarcare in Italia, dunque possibili propagatori del Covid, e possibili terroristi:
“Assurdo e umiliante per il Paese avere un governo che, mentre chiude in casa i cittadini, non fa nulla per fermare sbarchi continui di migliaia clandestini e magari potenziali terroristi”.
La monotonia della propaganda
Si tratta di un vezzo salviniano: ha tre temi fissi ma in compenso cambia look, uniformi e simboli esteriori con piacere. Vedremo quale altra mascherina esibirà nei prossimi giorni.
Non quella di Trump “eroe” del muro messicano e separatore delle famiglie immigrate, negazionista primario del Covid, sollecitatore dell’uso della varechina in vena, promotore accanito dei dazi anche sui prodotti italiani.
Tanto il salto leghista è breve, fra i lampi d’Usa e Lampedusa. —
Stefano Scansani
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