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«Per il clima di intimidazione le firme erano porta a porta»

Ambra Prati
«Per il clima di intimidazione le firme erano porta a porta»

Le dichiarazioni spontanee di Paolo Roggero, esponente storico della Lega nel processo che vede indagata anche Catia Silva per falso in atti pubblici

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BRESCELLO

«Per raccogliere le firme ci recavamo nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro perché, a causa del clima di tensione a Brescello, i cittadini manifestavano timore ad esporsi andando a firmare pubblicamente ai banchetti in piazza. Io però come autenticatore ho sempre adempiuto in modo corretto ai miei doveri istituzionali». Questo il tenore delle dichiarazioni spontanee (si è anche sottoposto all’interrogatorio) rese ieri in tribunale da Paolo Roggero, esponente storico della Lega Nord, nell’ambito del processo sulle presunte firme false della lista di Catia Silva. È alle battute finali il procedimento – alquanto lungo, se si conta che l’inchiesta è nata nel 2015 da un esposto alla Digos su presunte irregolarità di due liste civiche, una targata Lega e l’altra del centrodestra – per falso in atto pubblico che vede alla sbarra l’ex consigliera comunale del Carroccio, Catia Silva, e altre 4 imputati: oltre a Roggero, il medico del paese Carmela (detta Carmen) De Vito, l’unica non candidata; sua figlia Marianna Olivo e il parrucchiere Erik Marchini.

Il falso in atto pubblico riguarda sia la veridicità delle sottoscrizioni sia la mancata presenza dell’autenticatore, obbligatoria per legge: rientra in questa tipologia la maggior parte della quindicina di firme (su 65 in totale) contestate dal pm Laura Galli. Ieri, davanti al giudice Simone Medioli Devoto, hanno sfilato i testi della difesa (un simpatizzante ed il figlio di Catia Silva), convocati dall’avvocato Gianluca Vinci.

L’imputato Roggero ha ricordato come Catia Silva, presente in aula, «è stata più volte intimidita e minacciata» per il suo impegno contro la mafia. «In genere – ha proseguito Roggero – per le raccolte firme sono più che sufficienti i banchetti in piazza, ma visto la presenza preoccupante della ‘ndrangheta, dove presenziavano personaggi ambigui non graditi, è stato necessario recarsi casa per casa». Ruggero ha poi ricordato che in quell’anno, oltre alle elezioni comunali del maggio 2014, si tennero ben tre raccolte firme e che quindi le contraddizioni dei firmatari (che hanno deposto in precedenza tra tanti “non ricordo”) si spiegherebbero con «la confusione tra una raccolta firme e l’altra». La prossima udienza è fissata per il 18 gennaio, quando si dovrebbe arrivare alla discussione finale. «Puntiamo sull’assoluzione (non sulla prescrizione, che scatterà l’anno prossimo) poiché riteniamo che il procedimento, durato fin troppo, sia già stato chiarito», ha chiosato l’avvocato Vinci. —

Ambra Prati

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