«Croce e vela di San Venerio dall’Isola del Tino per Reggiolo»
Una lastra di marmo prezioso è il regalo della comunità ligure agli amici reggiani in occasione della riapertura di Santa Maria Assunta
l’omaggio
Domenica 25 ottobre è stata riaperta al culto la chiesa di Santa Maria Assunta dopo 8 anni e 5 mesi dal terremoto 2012, chiesa divenuta, insieme al paese, il simbolo del sisma del 20 e 29 maggio nella provincia reggiana. La comunità reggiolese è legata alla città della Spezia e in particolare all’isola del Tino perché festeggiano, seppur in date diverse, il patrono San Venerio: Reggiolo il 7 luglio, l’Isola del Tino il 13 settembre.
Una delegazione spezzina, avrebbe dovuto portare in dono una lastra di marmo di Portoro dell’Isola del Tino con i simboli del santo patrono: la vela e la croce. Ma le restrizioni per arginare i contagi da Covid19 hanno impedito la consegna del dono. Così l’ammiraglio di Divisione, Giorgio Lazio, e la dottoressa Elisabetta Cesari, in rappresentanza di tutti gli amici dell’isola hanno inviato una lettera che è stata letta in occasione della riapertura della chiesa con la solenne messa celebrata dal vescovo Massimo Camisasca.
Questo il testo della lettera: «Carissimi abitanti di Reggiolo, un anno fa ci accoglievate nella vostra bella cittadina ricostruita e nella vostra chiesa, ancora ferita. Ci eravamo promessi di festeggiare insieme la riapertura della vostra parrocchia e lo facciamo, ma a causa del Covid, lo facciamo a distanza. Ci uniamo al vostro vescovo Massimo, a don Francesco, al sindaco Roberto Angeli, al “nostro” Mario Bertazzoni (volontario Vdp che ha sempre organizzato le gite all’Isola del Tino, ndr) e vi rinnoviamo stima e ammirazione per quanto avete saputo realizzare, insieme, sulle macerie lasciate dal tremendo sisma che vi ha colpito. Volevamo essere con voi e portarvi un dono speciale: un pezzo dell’isola del Tino da custodire nella chiesa di Reggiolo, una lastra di Portoro, il preziosissimo marmo, donatoci, per questa solenne occasione, dalla famiglia Biggi, che aveva la concessione di estrarlo, fino alla confisca della cava per motivi militari negli anni ‘50, e che ne possiede ancora qualche straordinario pezzo». «Bene, la lastra c’è, misura 50x30 centimetri e ha impresso i simboli di San Venerio, la Croce e la vela latina, ripresi fedelmente da una pietra tombale dell’XI secolo, custodita sull’isola. Ve ne faremo dono alla prossima occasione di incontro. Sappiamo che anche voi avete un dono prezioso per l’Isola del Tino: i tiranti che hanno tenuto unito le vostre case nel dopo terremoto. Li attendiamo con gioia, sperando che possano far risuonare, debitamente composti, la campana di San Venerio, quale simbolo di rinascita e unità» conclude. —
M.P.
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