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«Guastalla, letti al 50% per il Covid La sfida: tenere anche sul resto»

Elisa Pederzoli
«Guastalla, letti al 50% per il Covid La sfida: tenere anche sul resto»

La sindaca Verona parla dell’ospedale: «Non possiamo permetterci di non curare le altre patologie»

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Elisa Pederzoli

GUASTALLA

«Il nostro ospedale ha una quota di posti letto destinata al Covid pari al 50%. Attualmente, però, i ricoveri su quella quota sono esauriti. Si sta pensando di chiudere la cardiologia per liberare posti per il Covid. Ma il tema ora, e l’Ausl sta facendo un grande lavoro, è che la sanità deve tenere anche nella gestione ordinaria e straordinaria delle altre patologie. Non ci possiamo permettere che chi ha altre malattie non venga curato».

Il punto

Camilla Verona, sindaca di Guastalla e presidente riconfermata dell’Unione Bassa Reggiana, fa il punto per quello che riguarda il presidio ospedaliero del territorio della Bassa, quell’area al confine con la regione già rossa della Lombardia, dove da venerdì è scattato di fatto il lockdown. «Il nostro ospedale, assieme a quelli di Reggio, Scandiano e Castelnovo Monti, è coinvolto anche per la posizione strategica in cui si trova e per le caratteristiche proprie: è il secondo ospedale della provincia di Reggio, con una struttura di terapia intensiva e ottimi professionisti» sottolinea.

La riflessione della Verona parte dai dati, quelli che le istituzioni del territorio conoscono e condividono grazie ai frequenti incontri con la prefettura e l’Ausl, con il direttore sanitario Cristina Marchesi. Ma si fonda anche su quella che è l’esperienza viva e diretta di una sindaca che, dallo scorso marzo, è in prima linea nella gestione di tutti gli effetti, e bisogni, che la pandemia sta chiedendo alle comunità. «La sfida è proprio questa: mantenere il sistema sanitario in piedi. Ma le persone questa cosa ancora non l’hanno capita – sottolinea con rammarico – che il sistema deve essere in grado di curare il Covid e tutte le altre malattie».

LA SFIDA

«Il sistema sanitario è attrezzato per farlo se i numeri non aumentano in modo tale da renderlo impossibile. Quello che devono capire le persone è che il personale medico è sempre quello – sottolinea – E mentre la scorsa primavera abbiamo attinto da personale da altre regioni, e lo posso confermare io che mi sono attivata per trovare appartamenti per queste persone, adesso non è più così. Bisogna dirlo alle persone. C’è personale che magari era arrivato dalla Sicilia e che è tornato a casa, dove ora può sperare di stabilizzarsi. E resta sempre la questione degli anestesisti di cui c’è grande bisogno e che sono pochi di loro e ora hanno questo carico di lavoro straordinario».

«Siamo in una fase nuova rispetto alla scorsa primavera – conclude Camilla Verona –. Non sappiamo quando tutto questo finirà, quindi la convivenza con il Covid è l’elemento da raggiungere senza penalizzare troppo tutto il resto». —

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