Gazzetta di Reggio

Reggio

l'intervento

«Mia figlia si ricorderà la scuola perché quello è il luogo in cui ha contratto il Covid»

Marco Cosentina
«Mia figlia si ricorderà la scuola perché quello è il luogo in cui ha contratto il Covid»

Reggio Emilia, la denuncia di un genitore: «Smettiamo di dire che le scuole sono il luogo più sicuro»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. In qualità di padre, in relazione alla comunicazione da parte dell’Ausl di Reggio Emilia, ricevuta domenica, della positività di mia figlia Valentina frequentante la scuola secondaria inferiore Amedeo D’Aosta, a seguito di contagio avvenuto con ogni evidenza in ambiente scolastico, esprimo tutto il mio disappunto in merito alla gestione da parte dell’amministrazione scolastica e dell’Ausl di Reggio Emilia rispetto alle misure di sicurezza messe in atto per contrastare la diffusione del Covid-19.

Di fatti, al di là delle singole inadempienze (mia figlia mi ha raccontato della presenza in classe in giro tra i banchi di un’insegnante senza mascherina) si è venuta a creare una situazione tale che oggettivamente nessun protocollo messo in campo avrebbe potuto fronteggiare. I casi di contagio nelle scuole sono di gran lunga maggiori di quello che la comunicazione ufficiale propaganda; i tempi per il tracciamento sono assolutamente inadeguati.

La dirigenza dell’Aosta ha segnalato in due circostanze l’esistenza di casi positivi: una prima volta genericamente nella scuola e una seconda direttamente in classe di mia figlia. Tuttavia, attenendosi alle disposizioni normative ha lasciato alla discrezione delle famiglie la gestione dei propri figli, non fornendo ulteriori indicazioni se non quelle relative alla continuazione della didattica in presenza!

Solo la cosciente responsabilità del sottoscritto e della madre ha impedito che Valentina, in attesa di tampone, entrasse in contatto diretto con altre persone in tutto il periodo incorso fino ad oggi, al di fuori dei compagni di classe. La madre aveva richiesto il ricorso alla didattica a distanza, proprio per consentire alla ragazza di continuare ad esercitare un qualche, seppur approssimativo, diritto allo studio, senza per questo mettere a rischio la propria ed altrui incolumità. Ma il buon senso si scontra sempre con la rigidità degli automatismi normativi. Solo oggi l’intera classe è stata messa in DID!

Per aprire le scuole in sicurezza bisognava garantire dispositivi che implementassero una differente organizzazione degli spazi e dei tempi, con un distanziamento effettivo e presidi medici interni che tutelassero la salute dei ragazzi in maniera sostanziale e non con un’articolazione di facciata che, alla resa dei fatti, si è rivelata a fronte della recrudescenza epidemica, se non puramente formale, quantomeno del tutto inadeguata. Anzi pericolosa.

Mia figlia ricorderà per sempre la scuola come il luogo dove ha contratto il virus, un virus che potrebbe danneggiare i suoi familiari, e non come il luogo più sicuro a tutela della sua incolumità, come impunemente ci si è affannati fino all’ultimo a dichiarare, pur di venire incontro alle ansie delle famiglie incapaci di gestire l’immatura mancanza di autonomia dei figli. Non resta che l’amara conclusione: il nostro non è un paese per giovani!

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google