«Noi abitanti di via Camurri siamo ostaggi dei rifiuti»
La “variante” a via Fratelli Cervi percorsa da incivili che abbandonano di tutto «Basterebbero una recinzione e due telecamere per arginare il fenomeno»
REGGIO EMILIA
Una via usata come discarica a cielo aperto dai pendolari e dai passanti. Via Camurri a Pieve Modolena da tempo è diventata la meta di un traffico costante quanto sgradito dagli abitanti, quello di tante persone che pur non risiedendo nell’area approfittano della comodità dei collegamenti – la laterale alla via Emilia verso Parma (qui chiamata via Fratelli Cervi) è facilmente raggiungibile in auto e in bici – per lasciare lì rifiuti assortiti. E, in alcuni casi, anche per comportamenti meno igienici, visto che non sono mancare le segnalazioni su individui che dietro le piante e i cassonetti espletassero le loro esigenze fisiologiche. Da alcuni anni i residenti segnalano la questione, documentano gli scarichi e mandano comunicazioni agli ufficiali preposti in Comune, ma per ora non sono arrivate risposte concrete: «Da quasi tre anni il nostro quartiere è ostaggio di costanti raid verso i cassonetti dell’immondizia. La “fortunata” (dipende dai punti di vista) combinazione di facilità di accesso in auto e carenza di controlli fa sì che ogni sorta di lordura venga poggiata in malo modo dentro, fuori, sopra e sotto i pesanti contenitori che, una volta rialzati per essere scaricati dai camion, vengono poi poggiati sbilenchi su ulteriori ammassi, nel frattempo sparpagliatisi», raccontano i cittadini intenzionati a rendere pubblica la questione.
A loro l’attuale contesto potrebbe generare conseguenze sanitarie poco gestibili, a partire dalla presenza di ratti e rifiuti maleodoranti: «Il pericolo è evidente. Chiunque si avvicini deve fare lo slalom tra i rifiuti e i topi che si affannano in cerca di cibo. Per non parlare del rischio di rovesciamento dei cassonetti in bilico su grossi sacchi, ferri vecchi e materassi. La zona è talmente degradata che i soli che si avventurano, diretti verso il parco, sono i tossicodipendenti ormai quasi storici e qualche santo bevitore di passaggio».
Quali le soluzioni? «Basterebbero una recinzione e magari un paio di telecamere ma, nonostante un numero importante di comunicazioni trasmesse al Comune, rigorosamente a mezzo Pec, nulla è stato fatto», sostengono.
E sottolineano, amareggiati, come in via Quarto Camurri «si può osservare una situazione degenerata nel tempo e in progressivo aggravamento. Per una zona residenziale è inconcepibile, così come lo è la sordità della pubblica amministrazione. Una recinzione, telecamere, qualche sanzione. Non si chiede più di questo, nella speranza di non restare inascoltati. Un intero quartiere ostaggio della spazzatura necessità giustizia e si attende una risposta che, per quanto veloce sarà, risulterà sempre tardiva». —
Adr.Ar.
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