Gazzetta di Reggio

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Reggiani al confine con la zona rossa «Serve senso di responsabilità»

Elisa Pederzoli

La Bassa fa i conti con i divieti nella vicina Lombardia La sindaca Verona: «Anche la tenuta sociale è da tutelare»

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GUASTALLA

Divisi dal Grande Fiume. Oppure neanche da quello. Un territorio che si sente un tutt’uno e che non guarda, certo, durante la vita quotidiana ai confini disegnati sulla cartina.

Ma in tempo di pandemia, e nuovamente sotto gli effetti dei decreti di Conte, la Bassa reggiana abbracciata a quella mantovana deve fare i conti con il lockdown. Per ora, quello che è scattato in Lombardia, regione rossa, mentre l’Emilia-Romagna resta gialla.

Per gli abitanti di Brescello, Boretto, Guastalla, Gualtieri, Luzzara, Reggiolo e Rolo così come per tutti gli altri che hanno relazioni famigliare, amicali, lavorative con la vicinissima Lombardia, ritornano d’attualità gli interrogativi che durante la prima ondata della pandemia da Coronavirus si erano imposti: «Dove posso andare?». La formula “magica” resta la stessa: “stato di necessità”.

Se per lavoro e salute non ci sono divieti agli spostamenti, dentro a questa generica definizione rischiano di rientrare numerose, e difficilmente univoche, interpretazioni.

«Per il momento, i mie telefoni sono tranquilli...» dichiara la sindaca di Guastalla, e presidente dell’Unione della Bassa, Camilla Verona che invece durante la prima ondata aveva ricevuto insistenti sollecitazioni per capire cosa si potesse o non potesse fare dai propri cittadini. «Io credo – dice ora – che bisogna essere più pragmatici. Indubbiamente, ci si può muovere per lavoro, salute, assoluta necessità. Questo vuole dire che se devo andare a fare un giro in piazza a Viadana, non posso, lo devo evitare. Se invece devo andare a trovare un’anziana zia che ha bisogno di assistenza o devo accudire i nipoti, mi sento di dire che con le opportune autocertificazioni, dove scriviamo già da casa le ragioni del nostro spostamento, lo possiamo fare».

Ma la raccomandazione è d’obbligo: «Cerchiamo di rispettare tassativamente il coprifuoco che è in vigore anche nella nostra regione, dalle 22 alle 5. E soprattutto, non bariamo. Bisogna fare appello al senso di responsabilità di ognuno».

Anche la sindaca di Guastalla ammette che dietro alla definizione “assoluta necessità” possono finirci diverse interpretazioni.

«I controlli sono importanti, però non bisogna pensare che siano risolutivi. Ci vuole onestà intellettuale da una parte e dall’altra – sottolinea – Le forze dell’ordine fanno il loro mestiere, seguono le normative. Ma i tempi stanno diventando lunghi, siamo di fronte a una seconda ondata e nuove restrizioni. Anche la tenuta sociale deve essere tutelata, come la salute. Questo secondo me è importante e non mi sento di trascurarlo».

E in un territorio come quello di Guastalla, e degli altri comuni della Bassa, in cui le relazioni con i comuni mantovani sul confine sono stretti, bisogna tenere conto secondo il sindaco delle situazioni.

«Soltanto nel Comune di Guastalla – fa notare – sono dieci i dipendenti che abitano nel Mantovano, per dire. Solo l’altro ieri ho firmato i documenti che attestano il rapporto di lavoro, affinché non abbiamo problemi nei loro spostamenti. Questo è un piccolo esempio che dimostra come i rapporti di lavoro in entrata e in uscita siano molto numerosi tra i due territori. Così come ci sono molte aziende reggiane che contano su lavoratori mantovani. Se è vero che quelle possono andare avanti tranquillamente, ora a soffrire sono le attività di ristorazione, quelle commerciali».

Ma chiarisce: «Non voglio certo cercare attenuanti o bypassare la normativa, ci mancherebbe. Ma siccome ci sono situazioni che richiedono spostamenti, è importante che ciascuno si adoperi con le autocertificazioni pronte. Magari supportate da altra documentazione. Faccio un esempio: chi magari è residente a Suzzara ma è domiciliato qui, posto che i Comuni non tengono gli elenchi dei domiciliati, oltre ad autocertificarlo magari può portare con sé qualche bolletta intestata. Bisogna essere pronti. Ma ripeto, non bisogna barare». —



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