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L’INDAGINE 

Telefonano al pusher risponde il carabiniere

Telefonano al pusher risponde il carabiniere

Dopo l’arresto di uno spacciatore e della sua compagna i militari identificano e segnalano una decina di clienti

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REGGIO EMILIA

Il telefono dello spacciatore, arrestato dai carabinieri il 29 ottobre scorso, ha continuato a squillare nei giorni seguenti, anche se era stato sequestrato ed era finito nelle mani dei militari. Gli investigatori, dopo aver accertato che quelle chiamate provenivano da clienti che in cerca di dosi di cocaina, hanno rintracciato e convocato in caserma una decina di persone. Hanno raccolto le loro testimonianze e ricostruito un anno di spaccio dell’indagato, il 43enne Moncef Abidi (detto Karim): centinaia di cessioni di stupefacenti ai clienti, che lo spacciatore curava personalmente raggiungendoli in sella alla bicicletta nella zona del centro (il parcheggio dell’ex caserma Zucchi, via Roma, il parcheggio del supermercato Esselunga e l’area antistante il palasport). Clienti che ora sono stati segnalati quali assuntori di stupefacenti alla prefettura reggiana.

Il 43enne Abidi era stato fermato il 29 ottobre mentre, in bici, si stava proprio recando a consegnare tre dosi di cocaina che aveva nascosto sotto l’anelo che indossava al dito. Con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti il tunisino, domiciliato a Reggio, è finito in carcere per mano dei carabinieri che nella successiva perquisizione domiciliare arrestarono anche la compagna convivente, la 29enne Anna Mennillo, che dapprima minacciava gli operanti per poi aggredirli fisicamente.

Oltre alla droga, nelle fasi dell’arresto i militari hanno sequestrato anche due telefoni cellulari, uno dei quali – appunto – ha continuato a squillare di continuo. Secondo gli ulteriori accertamenti dei carabinieri, Abidi avrebbe smerciato in un anno centinaia di dosi di cocaina, incassando migliaia di euro.

Il giorno dell’arresto, Abidi stava portando le tre dosi a un cliente che, spazientito per il suo mancato arrivo, aveva chiamato “Karim”, trovandosi dall’altra parte del telefono i carabinieri che l’hanno convocato in caserma, dove ammetteva i motivi della chiamata. Come lui altri clienti, spazientiti per il ritardo nelle consegne del giorno, che non potevano essere curate in quanto il 43enne era finito in manette, hanno chiamato Karim ritrovandosi i carabinieri. Sono tutti finiti in caserma. Le loro dichiarazioni hanno così consentito di ricostruire un anno di continua attività di spaccio di Karim la cui posizione si è quindi ulteriormente aggravata, ravvisandosi il reato continuato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. —

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