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Delitto, il teste è un omonimo «Per cortesia, rimborsatemi»

E.L.T.
Delitto, il teste è un omonimo «Per cortesia, rimborsatemi»

Il testimone pachistano, chiamato per il caso di omicidio di un connazionale,  ha chiesto la restituzione dei 400 euro spesi per il viaggio

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FABBRICO

Si è fatto un viaggio non proprio agevole, partendo da Napoli per arrivare a Reggio Emilia perché citato dalla Procura come testimone nel processo per l’efferato delitto di Fabbrico che vede imputato a dibattimento un suo connazionale pachistano. Costo della trasferta andata e ritorno? 400 euro. Peccato, però, che il suo sia un caso di omonimia, risolto dallo stesso teste solo una volta giunto davanti al giudice Cristina Beretti, presidente del collegio che deve giudicare il caso dell’omicidio nel 2014 del pakistano 22enne Ahmed Waqas, per il quale è alla sbarra il pachistano Shamraiz Sadiq Naveed, dopo la condanna già arrivata in appello a 14 anni per l’amico Mustapha Ghulam, che aveva scelto invece il rito abbreviato.

Il testimone comparso ieri a Reggio dopo il lungo viaggio da Napoli ha certamente mostrato una forte senso del dovere, ma ha anche chiesto aiuto. Si tratta infatti non solo di un omonimo, ma di una persona che è anche nata lo stesso giorno e nello stesso luogo del testimone che era stato invece citato per offrire chiarimenti sulla convivenza tra i cittadini pachistani a Fabbrico, tra i quali c’erano la vittima e i due imputati. Confermata l’omonimia è stato liberato dall’incombenza. Ma il teste ha chiesto a sua volta “giustizia” alla presidente Beretti, affermando che il viaggio gli era costato molti soldi. La presidente del Tribunale gli ha quindi indicato l’iter per potere chiedere un rimborso, presentando una richiesta all’ufficio economato.

La mattinata è poi proseguita sentendo altri uomini chiamati dal sostituto procuratore Giacomo Forte per rendere testimonianza sui rapporti che sarebbero sfociati poi nel delitto della notte del 15 febbraio del 2014. Un omicidio con occultamento e distruzione di cadavere, scoperto dopo un’indagine complessa che svelò una delle vicende criminali più intricate degli ultimi anni. Ahmed Waqas fu tratto con un inganno da Ghulam e da Naveed. Il 22enne fu prima colpito con un fendente al ventre, poi con un altro alla gola e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico. Il cadavere fu trovato molti mesi dopo. —

E.L.T.

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