È morto il grande fumettista Ro Marcenaro
Aveva 83 anni. A portarlo via, le complicanze dovute al Covid per il quale era stato ricoverato domenica pomeriggio
SAN MARTINO IN RIO. I suoi personaggi hanno fatto la storia del cartone animato italiano, e non solo. In lui cultura, leggerezza e umorismo si mescolavano al tratto semplice e preciso con un naturalezza tipica della genialità. Questo era Ro Marcenaro: il grande fumettista è morto la notte scorsa, lasciandoci un profondo dolore, ma anche una grande eredità di arte e pensiero.
La notizia è arrivata, terribile, nel cuore della notte tra domenica e ieri, prima di tutto ai figli Umberto e Francesca. A portarlo via, le complicanze del Covid, per il quale era stato ricoverato al Santa Maria Nuova domenica pomeriggio, dopo una serie di accertamenti che ne avevano evidenziato la situazione compromessa, in seguito alla scoperta, solo pochi giorni prima, della positività al tampone. Anche la moglie di Marcenaro, Augusta Mariani, nota illustratrice, è risultata positiva al virus e ora è ricoverata all’ospedale di Reggio.
Una tragica ironia della sorte dopo che lo stesso Marcenaro aveva scritto un post, durissimo, datato 15 ottobre, sulla sua pagina Facebook, sull’incoscienza di quei giovani che si ostinano, ancora, a non indossare la mascherina.
Con la sua morte piange il mondo dell’arte e della cultura. Aveva 83 anni. Era nato a Genova, ma viveva e lavorava a Stiolo di San Martino in Rio, dove la notizia si è diffusa rapidamente e la comunità si è risvegliata nel lutto. Il funerale è ancora da fissare e dovrà sottostare alle regole imposte dalle norme anticontagio. Difficile però pensare che i tanti che lo apprezzavano e lo amavano rinuncino a dimostrargli il grande affetto che nutrivano per lui e per la sua famiglia.
Il Covid aveva indebolito Marcenaro nel fisico, togliendogli anche gusto e olfatto, ma non nello spirito. Come racconta la figlia Francesca.
«Subito prima di essere ricoverato ci ha detto: “Torno a casa, state tranquilli” – racconta commossa – Era allegro e chiassoso, sorridente come sempre. Poi alle due di notte abbiamo ricevuto la telefonata... Terribile». È stata Francesca poi a comunicare alla mamma cosa era avvenuto, subito prima che fossero costretti a ricoverare anche lei, proprio ieri mattina. Una nuova drammatica separazione nel giro di pochissime ore.
«Ma ne usciremo», reagisce Francesca, che dà voce ai sogni e ai ricordi delle persone a lei più care: «Mamma e papà si sono conosciuti a Milano. Anche lei è una bravissima illustratrice. Allora frequentava l’accademia di Brera. Lui la chiamò come collaboratrice nel suo studio e da lì nacque la loro storia».
«Papà era impegnato in diversi progetti in questo periodo – prosegue – Lo impegnava di più quello legato alla Costituzione illustrata nato per la ricorrenza dei 70 anni della nostra Carta. Per presentarlo aveva girato tantissime scuole, soprattutto nel Bolognese, ma non solo. Per lui, un’esperienza bellissima: con i ragazzi aveva uno scambio meraviglioso. Il suo modo semplice di parlare arrivava a segno. Volevamo ampliarlo alle scuole elementari, ma poi il lockdown ci ha bloccato... Poi il suo ultimo libro, senza disegni questa volta, un suo grande desiderio: idealizzava un’Africa unita. Ha illustrato anche le opere di San Francesco. Se era credente? Lo era, anche se a modo suo». —
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