Nell’ottobre 2019 i festeggiamenti per il centenario della storica catena
Taddei aveva ripercorso con la Gazzetta una lunga storia «Siamo arrivati a 100... ma siamo ancora dei ragazzini»
Il 21 ottobre del 2019, poco più di un anno fa, la Gazzetta di Reggio avevamo intervistato Roberto Taddei nel centenario dell’apertura della storica catena di negozi a marchio Taddei. Dalla vendita di tessuti e tabarri alla confezione di capispalla fino alla vera e propria svolta: la vendita di abiti maschili in varie regioni d’Italia. Di seguito l’intervista in cui Roberto Taddei ripercorreva la storia sua, della sua famiglia e di un marchio storico per l’abbigliamento non soltanto reggiano.
Roberto Giampietri
Dice Taddei, Taddei Roberto, Taddei quello dei negozi di abbigliamento, con un sorriso: «Un commerciante deve essere bravo ad adeguarsi al momento storico, provando a prevedere l’evoluzione del modo di vestire e delle abitudini». Una cosa è certa: i Taddei festeggiano un secolo di attività.
«Ha iniziato nonno Roberto – dice il nipote 70enne che del nonno porta l’identico nome – ha proseguito mio padre Renato. Ora ci siamo io e mia figlia Barbara, la quarta generazione di Taddei alla guida degli omonimi negozi».
Partiti da stoffe e tabarri. Sempre lì, all’angolo tra via Emilia San Pietro e via Calderini.
Sempre con il medesimo entusiasmo. Dice Taddei: «Correva l’anno 1919, Reggio era ancora un centro di attività intensamente legate alla campagna e all’agricoltura. Vendere tessuti allora voleva dire soprattutto vendere durata, resistenza, caldo d’inverno e fresco d’estate. In una sola parola: qualità. Con la seconda generazione di Taddei si passa anche alla confezione dei capispalla tradizionali di alta sartoria e lane pregiate».
Fino al 15 settembre del 1973.
«La data della vera svolta – dice Roberto –. Abbandonati i tessuti, si inizia a proporre una moda maschile i cui capi coniugavano la ricerca dello stile e la storica qualità di fattura. Il tutto a prezzi accessibili per le giovani generazioni di una città in pieno sviluppo. L’antico nome Roberto Taddei viene tralasciato temporaneamente per il più audace La Mela. Perché quel nome? Era settembre, il tempo della raccolta delle mele...».
E poi: «Pensi che, per prendermi in giro, mi fecero trovare anche un cesto di mele davanti al negozio il giorno della inaugurazione. Altri tempi, altri negozi, altra Reggio. In città la concorrenza era agguerrita e di alto livello. In poco tempo, però, siamo stati bravi a ritagliarci il nostro spazio».
Passano gli anni. Reggio cambia. Taddei cambia.
Si amplia, fino alla struttura attuale con negozi in varie regioni d'Italia col marchio Silvestri e Taddei.
Poi le realtà più vicine a noi: La Mela, la boutique Roberto Taddei e tre empori a Carpi, Scandiano e Reggio.
E proprio mentre si parla di Reggio, il sorriso di Roberto Taddei si fa amaro: «In questi anni nei confronti del centro della nostra città mi pare sia mancato l’amore. Il centro deve essere punto di incontro, il luogo dove la gente va per sognare e magari per prendere anche solo un caffè. In centro si andava vestiti in maniera elegante. Andare in centro era un rituale, era il luogo per vedere e per farsi vedere».
«Per quanto ci riguarda – conclude Roberto Taddei – crediamo ancora nella vendita assistita, cerchiamo di essere emozionali e di capire al meglio cosa chieda la clientela».
Un viaggio nel commercio al dettaglio, un viaggio in un negozio che festeggia. Da Roberto a Renato. Da Renato a Roberto e Barbara.
Da Taddei gli anni di attività sono arrivati a cento: «Sì, vero. Ma siamo ancora dei ragazzini». —
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