Gazzetta di Reggio

Reggio

«Risultato frutto di una strategia precisa... che non si ferma»

Luca Vecchi* ; *sindaco di Reggio Emilia

Il sindaco festeggia il balzo in avanti di sette posizioni: «La sfida della transizione ecologica è decisiva anche per la nostra comunità» 

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L’INTERVENTO

Luca Vecchi*

La rilevazione di Legambiente annovera Reggio Emilia nel gruppo delle migliori città italiane, più sostenibili e più avanzate come performance ambientali.

Abitualmente abbiamo sempre commentato le periodiche classifiche con un certo grado di cautela – a volte è capitato di crescere, altre di avere parziali flessioni – ma siamo sempre stati convinti che la valutazione del percorso di una città debba essere osservato e valutato in un orizzonte temporale di medio termine. Tuttavia, quest’anno, il risultato di Ecosistema Urbano impone una serie di fondamentali considerazioni.

Reggio Emilia porta a compimento una progressione importante iniziata negli anni scorsi, passando prima dal 24° al 12° posto e poi balzando quest’anno alla quinta posizione.

Il risultato non è frutto di casuali coincidenze, ma l’esito di una strategia ben precisa. Tutto questo è di estrema importanza perché l’epoca in cui viviamo, il progressivo superamento del Covid, impone il superamento di vecchie ricette e l’adozione di misure coraggiose. Un “Green new deal” per Reggio Emilia, nella prospettiva del 2030 e nella convinzione che le città siano sempre di più il fulcro di politiche innovative orientate ad essere sostenibili e a misura d’uomo.

Siamo la città italiana con più ciclabili perché nei sei anni che abbiamo alle spalle abbiamo sviluppato altri 30 chilometri di nuove ciclabili. Siamo di nuovo ai vertici nazionali della raccolta differenziata perché abbiamo avuto il coraggio di proporre il porta a porta a 120.000 reggiani, superando i cassonetti stradali, e trovando una straordinaria collaborazione civica che ha condotto Reggio in poco tempo dal 55% all’85% di raccolta differenziata. Un risultato per il quale bisogna ringraziare tutti i cittadini.

Ma analoghi risultati sono rinvenibili nell’investimento sull’efficientamento energetico, nella gestione del ciclo idrico, nell’estensione del verde pubblico disponibile e – pur tra tante difficoltà – anche nell’incremento dei passeggeri del trasporto pubblico.

Reggio Emilia può vantare punti di eccellenza consolidata in diversi settori: l’educazione, i servizi alla persona, la sanità e molto altro sono da tempo competenza storicamente distintive della città. La sfida della transizione ecologica non è solo una sfida globale della contemporaneità, ma è anche una delle sfide decisive della nostra comunità per la qualità della vita delle giovani generazioni. Serve assumere la consapevolezza di essere al tempo stesso uno dei territori economicamente più forti del paese, ma collocato in un ambito padano con grandi criticità ambientali nelle emissioni. Il nostro non è solo un impegno del presente, ma deve essere una delle sfide strategiche più significative della città da qui al 2030.

I progetti tuttora in campo sono ambiziosi e consentiranno ulteriori passi avanti. Il piano di forestazione urbana presentato nei mesi scorsi sta progressivamente mettendo a dimora decine di migliaia di alberi. I potenti incentivi del SuperBonus possono rappresentare anche per il sistema economico una straordinaria occasione di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato.

La crescita della raccolta differenziata e la realizzazione dell’impianto Forsu, trasformando il rifiuto organico in energia rinnovabile, renderanno autonome oltre diecimila famiglie. Il nuovo Piano Urbanistico Generale assumerà nella rigenerazione, nella riqualificazione e nella tutela del suolo agricolo il suo principale tratto distintivo, archiviando definitivamente il residuo piano urbanistico della fine degli anni ‘90. L’imminente presentazione del progetto sulla tramvia da Rivalta a Mancasale è la principale innovazione sulla mobilità sostenibile.

La classifica Ecosistema Urbano premia anche in modo speciale città senza barriere a dimostrazione di una cultura della sostenibilità che non prescinde dalla qualità della vita delle persone, ed in particolare delle più fragili.

È questa la sfida del futuro. Da giocare insieme. Da vincere insieme perché “i cambiamenti globali avvengono solo se tutti i giorni le persone comuni fanno cose importanti” e sono pronte a mettere in discussione abitudini e comportamenti collettivi. —







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