Gazzetta di Reggio

Reggio

il lutto 

Uccisa a 34 anni dalla malattia: «Il tuo sorriso non si spegnerà»

Uccisa a 34 anni dalla malattia: «Il tuo sorriso non si spegnerà»

Reggio Emilia, Stefania Paglia è morta domenica circondata dall’affetto dei suoi cari. Da tempo combatteva contro un male incurabile: «È stata una guerriera» 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Amava vivere. E non avrebbe mai voluto vederci soffrire». Ha la voce profondamente rotta dalla commozione Laura Paglia nel raccontare insieme al compagno Roberto la vita di sua sorella Stefania, morta domenica scorsa a 34 anni, dopo aver combattuto a lungo contro una malattia che purtroppo non le ha lasciato scampo.

Una ragazza generosa, sensibile, altruista, curiosa, alla quale la vita non ha riservato sfide facili, affrontate sempre con la tenacia e la determinazione di coloro che vorrebbero risparmiare ai propri cari dolori e dispiaceri, anche a costo di sembrare in alcuni periodi introversi.

Amava studiare, Stefania. E amava molto viaggiare. Una passione che coltivava con costanza, al pari del suo interesse per qualsiasi tipo di arte, musicale o figurativa.

Dopo aver frequentato l’istituto tecnico femminile Città del Tricolore, risultando nel suo anno una delle due uniche studentesse diplomate con il massimo dei voti, aveva coltivato la sua passione per i viaggi dedicandosi allo studio delle lingue, fino ad ottenere la laurea triennale, tenendosi anche in contatto fino all’ultimo con amicizie coltivate all’estero.

«Era bellissima. Ed era amata e benvoluta da tutti», ricorda ancora la sorella Laura, maggiore di appena due anni, cresciuta con lei fianco a fianco. E che, insieme alla mamma Maria e al papà Gianni, nella casa di Rivalta si è presa cura fino all’ultimo di quella sorella dal destino così sfortunato, ma che per lei tuttavia rappresentava un esempio di forza e di coraggio. «È stata una guerriera».

Un destino che si è accanito contro Stefania nel 2011, quando tornando a casa in auto Stefania è stata coinvolta in un incidente stradale. Nulla di particolare grave, almeno all’apparenza, ma è stato in quella circostanza che ha conosciuto per la prima volta il male che domenica l’ha strappata all’affetto ai suoi cari e dei suoi tanti conoscenti. Un percorso di cure non semplice, anche in città diverse da Reggio Emilia, combattendo giorno dopo giorno. Un male che si è aggravato nel 2016, quando sembrava ormai che anche le terapie alle quali si era sottoposta non dovessero dare risultati. Ma, contrariamente alle previsioni dei medici, Stefania ha continuato a lottare, andando ben oltre le aspettative.

Una vita che Stefania ha abbracciato a tutto tondo, trovando spesso rifugio nell’arte la musica, la pittura, il canto, raggiungendo anche durante la malattia alcuni traguardi che si era prefissata, come quello di ottenere un diploma da illustratore, dedicando le sue giornate a questa passione che ora sono anche la testimonianza della sua sensibilità.

Una morte che ha gettato in un profondo lutto quanti l’hanno conosciuta. E su Facebook, sono diversi i messaggi di dolore di quanti l’hanno conosciuta che, appresa la notizia della scomparsa, hanno voluto ricordare Stefania e il suo bel sorriso, che molto spesso si traduceva in una risata contagiosa.

«Ricorderò di te la risata argentina. Contagiosa, solare – scrive su Facebook la sua amica Clizia Riva – sempre accompagnata da un sorriso largo se non larghissimo (conosco pochissime persone che hanno sorrisi larghi di natura: di solito li forzano. Ma il tuo.. no. Era così, di indole). Già, quel sorriso. È ciò che ricorda anche Silvana Aleotti, che di Stefania è stata una professoressa: «Eri una studentessa brillante, interessata, curiosa di sapere e di conoscere non solo i percorsi letterari e storici ma la vita, che purtroppo, con te è stata crudele – scrive la docente su Facebook – Sei però, stata fino all’ultimo una guerriera, hai lottato strenuamente, con quel bellissimo sorriso che ti caratterizzava e che destava il buonumore nella classe. La tua risata, poi, era contagiosa e quando io, con il solito disincanto dovuto all’età ed al ruolo vi esortavo, forse a torto, ad essere realistici con la solita espressione “Uscite dal vostro mondo di frutta candita!”, tu davi la stura alla sonora e argentina risata, che trasformava un richiamo in un momento, anche per me, esilarante... Sarai sempre così nei miei pensieri e nel mio cuore». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google