Cobas: «Noi siamo per le scuole aperte ma qualcuno ci ha confuso con l’Sgb»
Il sindacato contro l’intervento relativo alla didattica a distanza di Giuseppe Caliceti sulla Gazzetta: «Ci ha messo in bocca parole mai pronunciate»
REGGIO EMILIA
«Come organizzazione sindacale ci sentiamo in dovere di rettificare alcune inesattezze presenti nell’intervento di Giuseppe Caliceti uscito nei giorni scorsi sulla Gazzetta, dove si accosta la richiesta della chiusura delle scuole al nostro sindacato scambiandolo con le dichiarazioni del sindacato Sgb». A sottolinearlo è Adl Cobas che aggiunge: «Tale inesattezza crea danno e rabbia ai nostri aderenti che in tutti questi mesi si sono battuti per lavorare in sicurezza e in presenza con le scuole aperte. Altra inesattezza riguarda il presidio di venerdì 13 alle 11 in piazza Prampolini che non è stato organizzato dal sindacato Sgb ma da Adl Cobas nella giornata di sciopero nazionale degli operatori sociali, dove si richiedono investimenti nella sanità e scuola pubblica per lavorare in sicurezza mantenendo le scuole aperte». «Come sindacato – prosegue Adl Cobas – in questi giorni riceviamo continue segnalazioni da educatrici ed educatori e docenti che all'interno dei plessi scolastici si trovano ad affrontare in solitudine i limiti dei protocolli sulla sicurezza anti Covid. All’apertura delle scuole in caso di positività di un alunno, in 24 ore tutta la classe era sottoposta a tampone e, dai giorni successivi, l'Ausl determinava la messa in quarantena della classe o la possibilità di continuare le attività in presenza. Ora nel caso che un alunno risulti positivo, viene messo in quarantena e i tamponi al resto della classe vengono fatti dopo 10-15 giorni. L'educatrice o educatore è costretto ad andare a scuola seguendo i propri alunni anche in altre classi, senza sapere se sia positivo o meno, in attesa del tampone. In alternativa l'educatore può rimanere a casa in attesa che l'Asl lo chiami per il tampone però il periodo di quarantena preventiva non viene riconosciuto come malattia dai medici di base e si trova ad affrontare un periodo senza stipendio. Perché nei 6 mesi precedenti non si sono fatti investimenti strutturali nella sanità? Ora i laboratori della sanità pubblica che fanno i tamponi sono in affanno per l'alto numero di richieste e, invece di potenziare il personale, cambiano i protocolli di sicurezza». —
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