Da Reggio scrivono a Mihajlovic «Si dissoci dai criminali di guerra»
Anche esponenti della società civile reggiana fra i firmatari di una lettera all’allenatore del Bologna sul suo rapporto con Arkan
REGGIO EMILIA
«Siamo quindi a chiederle, in vista del momento solenne nel quale le verrà consegnata la Cittadinanza Onoraria di Bologna, capoluogo dell’Emilia-Romagna, di dissociarsi con chiarezza, pur a distanza di tempo, dai criminali che commisero azioni di genocidio verso civili inermi, così come riconosciuto dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia dell’Aja. Questo atto renderà onore alla memoria delle vittime innocenti di quei crimini e sarebbe coerente con la storia di civiltà e difesa della pace che Bologna e l’Emilia-Romagna rappresentano, in Italia, in Europa e nel Mondo».
Il musicista Massimo Zamboni e lo scrittore Piergiorio Paterlini. E poi gli ex assessori regionali Gianluca Borghi e Carlo Lusenti, l’attuale consigliere regionale ed ex segretario provinciale Pd, Andrea Costa, l’avvocato Rossella Ognibene. Sono alcuni dei reggiani che hanno indirizzato una lettera aperta all’allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic, per invitarlo a «dissociarsi con chiarezza, pur a distanza di tempo, dai criminali che commisero azioni di genocidio verso civili inermi, così come riconosciuto dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia dell’Aja».
L'appello ha raccolte più di un centinaio di adesioni, che comprendono diversi nomi noti della politica, della cultura e dell’associazionismo dell'Emilia-Romagna e non solo: tra i firmatari anche Don Luigi Ciotti, per Libera.
«Le scriviamo in attesa le venga formalmente consegnata la cittadinanza onoraria che il Consiglio Comunale di Bologna le ha conferito», si legge ancora nella lettera indirizzata al mister rossoblù, che in passato non ha mai nascosto i suoi rapporti con Željko Ražnatović, meglio noto con il soprannome “Arkan”, ex capo ultras della Stella Rossa, che, successivamente alla separazione della federazione jugoslava, sposò la causa serba e si rese autore di numerosi crimini di guerra. Morto nel 2000, Arkan è stato capo di una milizia armata al servizio di Milosevic: «È stato un eroe per il popolo serbo, un mio amico vero», disse di lui Mihajlovic, «i suoi crimini di guerra non sono giustificabili, sono orribili, ma cosa c’è di non orribile in una guerra civile?».
«È nostra convinzione – scrivono ora i firmatari della lettera – che parte del suo passato, da lei mai ritrattato, nel quale ha apertamente sostenuto chi nel conflitto balcanico si è macchiato di crimini contro l'umanità nei confronti delle popolazioni di Bosnia Erzegovina, renda un grave errore per tutta la comunità bolognese e italiana il conferimento di questa onorificenza, riservata in passato a donne e uomini che hanno agito nella loro vita per l'affermazione della libertà e della pacifica convivenza». Fra i firmatari dell’appello anche Fabio Anselmo, l'avvocato dei casi Cucchi e Aldrovandi; il regista Paolo Billi, gli ex sottosegretari Franco Corleone e Roberto Reggi; Davide Drei, ex sindaco di Forlì; Roberto Cavalieri, garante dei detenuti di Parma; gli ex assessori regionali Massimo Mezzetti e Alberto Ronchi. —
E.Spa.
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