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canossa, il processo 

Accusato di tentato omicidio «Le intercettazioni lo scagionano»

Miriam Figliuolo

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CANOSSA

Una brutale aggressione, avvenuta a bordo di un’auto ferma lungo la provinciale Val d’Enza, a metà strada tra San Polo e Castelnovo Monti. La vittima, un uomo, era sfuggita al suo aggressore ed era riuscita a chiamare il 112 facendo scattare l’intervento dei carabinieri.

Di qui l’arresto, in flagranza di reato, per Paolo Vinci, con l’accusa di tentato omicidio. I fatti risalgono al 22 giugno di due anni fa. Il giudice per le indagini preliminari, ritenendo non fondata la gravissima accusa, non convalidò l’arresto e lo scarcerò, decidendo per la custodia cautelare.

Una fondatezza che invece ha ravvisato il tribunale del Riesame, al quale fece ricorso il pm Maria Rita Pantani, titolare delle indagini nell’ambito delle quali si arrivò all’arresto di Vinci. Il magistrato contestava il provvedimento di custodia cautelare.

Il Riesame ha accolto le osservazioni della Pantani ritenendo fondata l’accusa di tentato omicidio. Di qui per il 40enne, originario di Sciacca, l’avvio del processo, con rito abbreviato. La prima udienza si è svolta martedì in un’aula del tribunale di Reggio Emilia – giudice Dario De Luca.

L’attenzione degli inquirenti su Vinci risaliva a diverso tempo prima dell’aggressione ed era maturata nell’ambito di un’indagine relativa a un giro di spaccio di droga, nel quale vennero usate anche attività tecniche di intercettazioni ambientali.

Secondo l’accusa il 40enne era uno spacciatore e il tentato omicidio dell’amico, ritenuto coinvolto nel giro, fu meditato e maturò nell’ambito di un contrasto legato alla spartizione dei clienti.

Un impianto accusatorio che non convise il gip, ma che secondo il tribunale del Riesame vale la pena approfondire. Ora, proprio dall’ascolto delle intercettazioni ambientali, oltre 20 ore di registrazioni con dialoghi in dialetto siciliano stretto, potrebbe venire l’ennesimo clamoroso colpo di scena.

La difesa, sostenuta dall’avvocato del foro reggiano Liborio Cataliotti, ha chiesto e ottenuto dal giudice Dario De Luca, che ne sia trascritta una porzione di 40 minuti: si tratta di dialoghi e discussioni avvenuti sull’auto, anche al momento dell’aggressione. La nomina del perito avverrà martedì 17 novembre, data alla quale è stata rinviata l’udienza.

«Quei dialoghi li ho ascoltati tutti – ha affermato l’avvocato Liborio Cataliotti – Conosco bene quel dialetto, mio padre era siciliano, e non ho ravvisato elementi a sostegno della ricostruzione dell’accusa». Al momento dell’arresto, il 22 giugno 2018, i carabinieri non trovarono droga. Per quella Vinci venne incastrato ben più tardi, a Sciacca, dove nel frattempo si è trasferito, maturando proprio in Sicilia un arresto e una condanna per reati legati alla droga. —

Miriam Figliuolo

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