Microplastiche nell’acqua: il Po sta meglio di Senna e Tamigi
Lo dicono i risultati del Manta River Project di Autorità distrettuale e ministero Le unità di volume molto inferiori rispetto a quelle dei fiumi di Parigi e Londra
Boretto
Le microplastiche nel Po? Sono presenti, ma i dati non sono allarmanti e certificano un buono stato di salute delle acque del grande fiume.
A parlare “nero su bianco” sono i risultati del primo progetto ufficiale di sperimentazione volto ad individuare le microplastiche nel Po, il Manta River Project, che dopo alcuni mesi di attività (pianificata e coordinata dall’Autorità Distrettuale del Fiume Po-Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con i laboratori dell’Università La Sapienza di Roma, la struttura operativa ARPAE Daphne della Regione Emilia Romagna che da anni svolge le analisi anche in mare e AIPo, che ha fornito supporto logistico e mezzi) che consegna al distretto padano e alle sue comunità un quadro complessivo più rassicurante del previsto o supposto in avvio di ricerca.
LIVELLI NON CRITICI
In sintesi, sulla base dei dati scientifici acquisiti (raccolti anche a Boretto), la presenza diffusa di microplastiche e la loro quantità ad oggi non rientrano ad un livello di criticità e – pur partendo dal presupposto che la loro presenza rappresenta comunque un problema da risolvere al meglio con azioni concrete – lo scenario conferma chiaramente che anche sotto questo profilo lo stato della risorsa idrica del Po non è allarmante.
Questo dimostra, in sostanza, che l’incremento del numero dei depuratori e il conseguente livello di depurazione hanno prodotto, con il trascorrere del tempo, esiti positivi e che l’introduzione della pratica della “raccolta differenziata” in vaste aree del Nord del paese sta dando progressivamente buoni frutti anche da questa prospettiva.
Tutto questo però non deve assolutamente far abbassare la guardia nella lotta all’abbattimento di tutte le possibili quantità e presenze di materiali plastici (macro e micro) nelle acque dei nostri fiumi, ma rafforzare il convincimento che la strada imboccata è quella dei comportamenti virtuosi e azioni corrette.
I MATERIALI
Oltre a Boretto, i punti di prelievo all’interno delle aree individuate come rappresentative dai ricercatori sono Isola Serafini (Piacenza) Pontelagoscuro (Ferrara) e Po di Goro-Delta (Rovigo). Nel complesso, sul totale dei materiali raccolti su cui è stato possibile determinare la provenienza, emerge un 22% di materiali industriali da imballaggio, un 10% provenienti da sorgenti civili e un 56% di provenienza da scarichi di depuratori, pesca, rifiuti di origine civile e sanitaria o agricola.
L’obiettivo dello studio ha identificato, oltre alla tipologia dei materiali campionati, il riconoscimento del tipo di polimero per ogni particella analizzata, la caratterizzazione morfologica e morfometrica delle microplastiche e la correlazione tra il polimero e gli attributi morfologici e morfometrici delle microplastiche rinvenute. Nel dettaglio, la correlazione tra la tipologia di polimero e la categoria di microplastica testimonia la presenza di: frammenti (principalmente polietilene), filamenti (soprattutto poliammide), granuli (polipropilene, polietilene e polistirene espanso) e infine i pellet, anch’essi polimeri utilizzati per lo più per le lavorazioni industriali.
I DATI
Sul tema della presenza delle microplastiche poi è assai rilevante la comparazione dell’acqua del fiume Po con le ricerche periodiche effettuate sui grandi corsi d’acqua mondiali ed europei. Se il livello della sperimentazione Manta River Project attesta le acque del Po ad un numero su unità di volume di microplastiche oscillante tra il 2.06 e 8.22, la Senna in Francia è tra il 9.6 e 63.9, mentre il Tamigi in Gran Bretagna registra dati tra il 14.2 e il 24.8. Oujiang in Cina si assesta tra i 100 e i 4.100. —
ANDREA VACCARI
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