Solidarietà a operatori e famiglie dei malati della “Don Cavalletti”
CARPINETI
Si pensa ai dipendenti, ai malati e alle loro famiglie, dopo la scoperta di un focolaio Covid all’interno della casa di riposo “Don Cavalletti” di Poiago, una delle principali strutture residenziali protette della montagna, dove sono ospiti una settantina di persone residenti in gran parte nel territorio appenninico.
Gli esiti dei tamponi effettuati lunedì parlano di ventisei contagiati, divisi fra ventidue ospiti e quattro operatori, e nei prossimi giorni il numero potrebbe salire, pensando sia alle famiglie dei lavoratori che agli altri anziani presenti nel complesso di Poiago. Per ora, non è stato necessario ricorrere a nessun ricovero.
L’impatto della notizia è stato forte, per uno dei paesi appenninici meno colpiti, come abitanti e nella casa protetta, dalla prima ondata pandemica, ed invece particolarmente in difficoltà in questo autunno segnato da parecchie decine di contagi. Nella giornata di ieri il sindaco Tiziano Borghi ha scritto alle dipendenti dell’istituto Don Cavalletti: «È, la vostra, una professione di primaria importanza, al servizio di una comunità che per sua natura presenta rischi di vulnerabilità dai quali è difficilissimo difendersi. Sono certo che tutte/i voi avete messo in pratica scrupolosamente ogni misura e strumento di prevenzione per tutelare gli ospiti, voi stesse/i e la vostre famiglie da un virus che si diffonde in modo subdolo, non sempre spiegabile scientificamente e con una altissima virulenza».
Del resto, sottolinea, «con le stesse procedure di profilassi di disinfezione ambientale avete nei mesi scorsi mantenuto indenne il “Don Cavalletti” da una pandemia drammatica che in tutto il mondo appare inarrestabile. Vi esortiamo a continuare con questa accuratezza». Anche il gruppo di minoranza Futuro Comune interviene pensando agli abitanti. «Vogliamo esprimere la nostra vicinanza e il nostro pieno sostegno alle famiglie delle persone coinvolte, a chi si sta impegnando per contenere e spegnere il focolaio in corso e a tutti coloro che in queste settimane, sono rimasti coinvolti nella seconda ondata. La pandemia in corso non può e non deve essere oggetto di lotta politica. È una tragedia collettiva che deve trovare tutti dalla stessa parte, con lo stesso obiettivo», è il commento. «Siamo ancora in autunno, la primavera è lontana e occorre lo sforzo di tutti, il sacrificio di ognuno di noi. Nessuno deve sentirsi escluso, nessuno deve sentirsi esentato». —
Adr.Ar.
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