Gazzetta di Reggio

Reggio

«Fatture false, 18 imputati da condannare»

Ambra Prati
«Fatture false, 18 imputati da condannare»

Operazione Billions: il pm Forte ha chiesto pene che variano da uno a otto anni per chi ha scelto il rito abbreviato

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REGGIO EMILIA

Sta per concludersi – la sentenza è attesa per la prossima udienza, fissata al 10 dicembre prossimo – la prima tranche dell’inchiesta Billions, l’operazione congiunta della guardia di finanza e della Squadra mobile della polizia che, sviluppando spunti del maxi processo Aemilia contro la ’ndrangheta emiliana, ha messo sotto la lente d’ingrandimento il sistema delle fatture false e la capacità di produrre reddito illecito con montagne di società cartiere.

Davanti al giudice per l’udienza preliminare, Dario De Luca, ieri il pm Giacomo Forte ha chiesto condanne che vanno da uno a otto anni di reclusione per 18 dei 49 imputati, vale a dire quelli che hanno optato per il rito abbreviato per usufruire dello sconto di pena di un terzo, mentre ha proposto una sola assoluzione, ritenendo «la sussistenza di elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio per tutti gli altri imputati che non hanno formulato richieste di rito alternativo».

L’operazione è quella del settembre 2018, che ha portato agli arresti domiciliari quattro persone (Salvatore Innocenti, 43 anni, nato ad Augsburg e residente a Reggio Emilia, Pasquale Mazzei 41 anni di Crotone, Salvatore Ruggiero, 44enne di Cutro, e Giuseppe Aloi, nato in Germania, ai quali si è aggiunto il 47enne Giuseppe Le Rose) e al sequestro preventivo per equivalente di beni e società riconducili agli indagati pari a dieci milioni di euro, per un giro di false fatturazioni quantificato in oltre 80 milioni.

L’approfondimento di questo aspetto economico ha portato al blitz del settembre scorso, quando i finanzieri e i poliziotti (sempre coordinati dal pm Giacomo Forte) hanno svelato per la prima volta i meccanismi della “fabbrica delle fatture false”, dove i reggiani hanno dimostrato di aver appreso bene la lezione dei “maestri” calabresi (oltre 200 gli indagati).

Il punto di partenza di entrambe le inchieste è stata un’informativa della Mobile su membri della famiglia Innocenti, emersi e non indagati nel corso del procedimento Aemilia, che ipotizzava una vorticosa attività di falsa fatturazione ed evidenziava punti di contatto con un’altra indagine, “House of cards”.

Ora è in dirittura d’arrivo giudiziario il primo filone, dove 49 persone sono state accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e ad altri reati fiscali. Al centro di entrambi i filoni la famiglia Innocenti: non a caso per Salvatore Innocenti il pm ha chiesto al pena più elevata, 8 anni, in quanto «soggetto recidivo per reati collegati all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di documentazione obbligatoria commessi nel 2006 e fino al 2010», previa «riqualificazione della ipotesi di riciclaggio in quelle di emissione di fatture false per operazioni inesistenti» e la proposta di «una pena accessoria della inabilitazione e incapacità di esercitare uffici direttivi di qualsiasi impresa per la durata di dieci anni».

Per Giuseppe Innocenti, 49 anni, chiesti 6 anni di reclusione, con la medesima riqualificazione del reato e pena accessoria per sei anni; per il 26enne Pierluigi Innocenti 4 anni; per la 49enne Alexandra Sabine Fisher Innocenti 4 anni; Giuseppe Aloi 2 anni e 2 mesi; Giuseppe Virelli 4 anni; Pasquale Mazzei 3 anni; Giuseppe Ruggiero 4 anni; Salvatore Ruggiero 2 anni e 8 mesi; Massimo Costantino 2 anni e 8 mesi; Antonio Mazzei 2 anni; Marco Carretti 3 anni; Giuseppe Le Rose 2 anni; proposti 1 anno e 4 mesi per Armando Palmiere e per il 30enne Giuseppe Arabia; 1 anno per Giuseppe Lorenzano di Salsomaggiore (Pr) e Francesco Ranieri.

L’accusa ha chiesto l’assoluzione per Talla Ndiaye (senegalese 33enne di Luzzara), coinvolto per un’intercettazione ma «si dubita che la voce captata possa riferirsi proprio all’imputato», considerando che «non ha avuto contatti con gli Innocenti». —



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