Reggio Emilia, già pieno l’83% dei posti Covid: il 42% dei ricoveri dai pronto soccorso è per il virus
Mazzi, direttore del presidio ospedaliero Santa Maria Nuova: «Posti letto per positivi, fabbisogno potenzialmente critico»
Evaristo Sparvieri
/ REGGIO EMILIA
Nella seconda ondata la condizione dei pazienti evolve più lentamente e il fabbisogno di posti letto tende a essere significativo fino a diventare potenzialmente critico. Fino ad oggi siamo riusciti a far fronte alla situazione, ma se si mantenesse questa tendenza occorrerà individuare altre soluzioni». Il 42% circa dei ricoveri dai pronto soccorso della provincia nell’ultima settimana è stato per pazienti contagiati dal Covid. E negli ospedali è occupato l’83% dei posti letti attualmente dedicati ai pazienti Covid, costringendo la sanità reggiana a una quotidiana opera di rimodulazione dell’offerta. Anche sulla base dei tempi di degenza. È questo lo scenario descritto da Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero Santa Maria Nuova, sull’andamento della pandemia nella nostra provincia, escludendo tuttavia per il momento la conversione totale di interi reparti: «Rispetto alla prima ondata siamo in una situazione molto diversa. E la difficoltà dipende dalla necessità di bilanciare giorno per giorno i fabbisogni anche dei pazienti non Covid. Nella prima ondata si trasformava ogni reparto in Covid, oggi decisioni del genere richiedono livelli di ponderazione molto più elevati: trasformare interi reparti vuol dire toglierli ai non Covid».
Dall’8 novembre sono stati complessivamente 1.046 gli accessi in pronto soccorso, con una media di 261 accessi al giorno. Sui 1.046 accessi, i ricoveri totali sono stati 267, il 42% circa per pazienti Covid.
«Ci stiamo avvicinando a una media di ricoveri per pazienti Covid del 50% sul totale dei ricoveri», commenta Mazzi, rilevando come nelle scorse due settimane la percentuale fosse ferma al 34%.
«La pressione va spostandosi sempre più su pazienti Covid positivi – aggiunge – Vuol dire che il virus circola in modo significativo e che occorre mantenere alta l’attenzione. Penso che tutte le forme di assembramento siano una pericolosa fonte di contagio. E c’è bisogno che tutti adottino comportamenti corretti e responsabili». Anche per quanto riguarda i posti letto Covid, a partire dal 6 novembre c’è stato un incremento in termini di adeguamento e di occupazione. E ormai quasi un quinto dei posti letto presenti negli ospedali reggiani è dedicato a pazienti Covid: 357 posti letto Covid (di cui 296 occupati) su circa 1.500 complessivi, con 22 persone in terapia intensiva, 19 a Reggio e 3 a Guastalla. Nella prima ondata i posti riconvertiti erano stati 750.
«L’occupazione è all’83% e comincia a essere a rischio - spiega ancora Mazzi – è sufficiente che ci sia un allungamento della degenza media delle forme acute e gravi per generare staticità del sistema e impedire il turn-over necessario». Due settimane fa, i posti letto Covid erano 256, 101 in meno, con una percentuale di occupazione del 61%. Uno scenario complicato, ma considerato ancora distante dai numeri di quel 27 marzo scorso, quando la sanità reggiana è stata a un passo dal punto di rottura, con un ritmo di 60 ricoveri giornalieri e un’attività legata solo alla gestione dell’emergenza, anche in virtù della sospensione di tutto il non programmato.
Una sospensione per il momento esclusa in questa seconda ondata. Ed è proprio questa differenza a far sì che, di fronte a scenari imprevedibili e insperati, il monitoraggio sia pressochè quotidiano. Anche e soprattutto in relazione ai livelli di saturazione delle terapie intensive e sub intensive. Dall’inizio della pandemia, sono stati ricoverati nei reparti di rianimazione reggiani 166 pazienti Covid, 129 a Reggio e 37 a Guastalla, con un tempo di degenza media di 19,3 giorni: 22,9 giorni per coloro che poi sono guariti, 14,3 giorni invece per coloro che, purtroppo, non ce l’hanno fatta e sono deceduti.
«Un piano B? Esiste un piano B, un piano C e un piano D», spiega ancora Mazzi. Un piano «doloroso e con costi importanti, costringendoci a riorganizzare le strutture sanitarie, sacrificando altre attività mediche come interventi chirurgici e visite programmate. Finora siamo riusciti ad assicurare posti letto per i pazienti più critici riducendo la chirurgia meno complessa per recuperare anestesisti, ma è chiaro che la riorganizzazione dei reparti è continua». Alla fine di questa settimana saranno convertiti in Covid anche altri 20 posti letto di lungodegenza, sviluppando nuovi spazi per la terapia intensiva e sub intensiva. »Di certo non ci fermeremo ai 357 posti letto attuali». Fra gli spazi ricavati, anche le dotazioni al piano -1 del Santa Maria e una 20 di posti letto a Scandiano. Proprio Scandiano (con una quarantina di posti letto), insieme a Guastalla (con una cinquantina), sono stati attivati da alcune settimane come ospedali Covid, ma non ancora del tutto dedicati in maniera esclusiva. —
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