In calo i crediti al consumo e i mutui per l’acquisto di case
L’analisi della Banca d’Italia, che registra il crollo della produzione in diversi settori Il Pil si è contratto del 5,6% nel primo trimestre e del 18,6% nel secondo
REGGIO EMILIA
Oltre che sulle persone il Covid grava pesantemente anche sulle aziende.
Lo certifica la ricerca della Banca d’Italia che registra un crollo della produzione in diversi settori produttivi.
Il fenomeno è di carattere generale e solo un’azienda su due stima di poter fare utili al termine di quest’anno. L’epidemia ha seriamente rallentato diversi settori – Reggio non sfugge al fenomeno recessivo – e ridotto sia le vendite interne che quelle internazionali.
È ciò che risulta dall’aggiornamento congiunturale presentato dalla Banca d’Italia dal quale si rilevano le ripercussioni negative della pandemia sull’attività economica nel primo semestre di quest’anno, con il prodotto interno lordo che si è contratto del 5,6% nel primo trimestre e del 18,6% nel secondo.
In base ai dati raccolti da Unioncamere dell’Emilia Romagna, la produzione industriale da gennaio a giugno risulta scesa del 14,9% e la flessione ha interessato i principali comparti di specializzazione regionale con una contrazione degli scambi con l’estero del 14,2%. Dinamica migliore solo per le imprese alimentari e farmaceutiche proprio grazie alle esportazioni. Di riflesso, sono stati minori gli investimenti di imprese e famiglie: la Banca d’Italia ha confermato le previsioni di un ribasso di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo del 2019.
Sulla manifattura il peso più greve, mentre le costruzioni hanno patito un calo di fatturato del 10,3% interessando in modo più consistente le imprese più piccole e quelle che operano nel comparto privato.
La discesa del terziario ha riguardato il 70% delle imprese e marcata è la riduzione del commercio di beni non alimentari oltre che la spesa per i servizi di alloggio e ristorazione. Questi ultimi, a causa della caduta delle presenze turistiche, nei primi otto mesi del 2020 hanno dimezzato i risultati.
L’impatto della crisi si riverbera sul mercato del lavoro le cui difficoltà sono state solo attenuate da cassa integrazione e blocco dei licenziamenti. Nel primo trimestre c’è stata addirittura una fase espansiva dei posti occupati che non ha però trovato conferma nel secondo, a seguito del mancato rinnovo dei contratti a termine giunti a scadenza. La congiuntura negativa ha scoraggiato la ricerca di occupazione.
Questa complessa situazione si è riflessa infine sugli aspetti finanziari. Il fabbisogno delle imprese – a causa dei mancati guadagni – è fortemente cresciuto ma è stato gradualmente soddisfatto dai finanziamenti bancari accelerati dall’introduzione di garanzie pubbliche.
Rallentati invece i prestiti alle famiglie, sia sul fronte del credito al consumo (2,1% a giugno 2020 rispetto all’8,5% di dicembre 2019) che per mutui destinati all’acquisto di abitazioni. Una flessione suggerita dal desiderio di aumentare i risparmi a fini precauzionali. I depositi bancari sono addirittura saliti del 7,9%.
A regalare un po’ di coraggio sono stati i dati raccolti nei mesi estivi che hanno segnato una ripresa dell’attività anche se a livelli inferiori dell’anno precedente. In prospettiva – conclude la Banca d’Italia – i rischi al ribasso appaiono ancora rilevanti e legati agli sviluppi della pandemia e alle conseguenti scelte nei consumi e negli investimenti da parte di famiglie e imprese. —
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