«Rsa, contratti migliori per gli operatori»
Fp-Cgil e Spi–Cgil sui temi sollevati dal direttore Coopselios: «Disponibili al confronto sulle visite dei parenti agli anziani»
REGGIO EMILIA
«Sappiamo bene che la risposta ai problemi delle strutture di assistenza ai non-autosufficienti richiede ben altro impegno, il coinvolgimento dei vari livelli decisionali ed anche ingenti risorse economiche, ma se intanto vogliamo provare a dare un contributo su questi aspetti, noi ci siamo, ed auspichiamo che si apra al più presto una interlocuzione». Così i segretari provinciali della Fp–Cgil, Mauro Nicolini, e dello Spi-Cgil, Matteo Alberini, intervengono sui temi sollevati ieri dal direttore generale Coopselios, Raul Cavalli, che in un’intervista alla Gazzetta ha fatto il punto sulla situazione delle Rsa, parlando delle difficoltà di operatori e anziani ospiti.
«Già da prima dell’emergenza Covid, come federazioni della Cgil impegnate nella rappresentanza dei pensionati e dei lavoratori del pubblico impiego e privato sociale, riteniamo che il ruolo e la funzione delle Case Residenza Anziani e degli operatori impiegati in quelle strutture meritino il massimo dell’attenzione e della valorizzazione – affermano i due sindacalisti – Certo chi sceglie questo lavoro lo fa prima per convinzione e motivazione, ma è altrettanto importante la valorizzazione economica di questi lavoratori. Condizioni contrattuali migliori e valorizzazione del ruolo e delle competenze di certo contribuirebbero a frenare quel “duello” con la sanità pubblica nello spostamento del personale».
Per Nicolini e Alberini, «altrettanto importante per la qualità della cura degli ospiti, oltre alla valorizzazione e motivazione del personale, è il tema delle loro relazioni personali e del contatto con i parenti». Su questo aspetto i due sindacalisti si dicono d’accordo con Cavalli e con la sua proposta di valutare forme di incontro fra anziani e familiari: «Attraverso l’applicazione stringente delle misure di sicurezza e investendo in dispositivi adeguati, si può continuare a garantire il contatto degli ospiti delle Cra e nelle Rsa con i propri famigliari, che non può essere sostituito dalle sole video-chiamate, per evitare quel senso di abbandono e di solitudine che provoca rapidamente un degrado della loro condizione psico-fisica», affermano Nicolini e Alberini. Di qui la proposta indirizzata al direttore Coopselios: «Su entrambi questi aspetti, sarebbe utile confrontarci con una delle più grandi realtà del privato sociale che opera nella nostra Provincia, quale è appunto Coopelios, magari per sperimentare nelle strutture da essa gestite delle nuove soluzioni condivise, che potrebbero valere come “buone pratiche” di riferimento anche per le altre realtà che operano del settore, oltre che per gli enti locali che hanno la responsabilità di governare i servizi socio-sanitari nel territorio». —
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