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«Don Tino un esempio: prete ricco di talenti che hanno dato frutti»

Alessandro Cagossi
«Don Tino un esempio: prete ricco di talenti che hanno dato frutti»

Ieri tutta la chiesa reggiana riunita per l’addio al sacerdote. Carletti: «Salutarlo insieme è un messaggio di speranza»

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NOVELLARA. Nella Collegiata di Santo Stefano, in piazza Unità d’Italia, è stato officiato ieri mattina il funerale di don Tino Munari, morto all’età di 86 anni all’ospedale di Guastalla a causa del Covid-19.

La chiesa riunita

La santa messa, presieduta da Massimo Camisasca, vescovo della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, che ha celebrato l’eucarestia durante il rito funebre, ha visto la partecipazione di numerosi esponenti della Chiesa reggiana: monsignor Francesco Marmiroli, già vicario generale della diocesi e nel 1961 compagno di ordinazione sacerdotale di don Munari; il vicario generale della diocesi don Alberto Nicelli; il rettore del seminario vescovile don Alessandro Ravazzini e tutti i sacerdoti dell’Unità pastorale novellarese, di cui don Munari era il “decano”, presieduti da don Giordano Goccini.

Presente alla cerimonia funebre anche il sindaco di Novellara, Elena Carletti, che ha fatto le proprie «condoglianze alla Chiesa reggiana e alla famiglia Munari per la dolorosa scomparsa di don Tino, sconfitto da quella pandemia che ci vede tutti affrontare momenti difficili. Ma essere qui tutti assieme riuniti a salutare don Tino è un messaggio di speranza per il futuro. Tutti i novellaresi ricorderanno don Tino passeggiare sotto i portici, è sempre stato molto vicino alla comunità perché era diventato un vero e proprio novellarese che adesso salutiamo per l’ultima volta, ma la cui memoria rimarrà impressa nella mente di tutti».

La parabola dei talenti

Monsignor Marmiroli ha pronunciato l’omelia prendendo spunto dalla parabola dei talenti, brano del vangelo che celebra l’operosità della vita, per confermare «che don Munari è un fulgido esempio di questo grande insegnamento, poiché la sua vita ha dato tanti frutti. Non solo era curioso e ricco di interessi, con un forte desiderio di conoscere e approfondire, ma anche capace di “saper fare”». A seguire, monsignor Nicelli ha impartito la benedizione per un fratello «che si è addormentato nella pace di Cristo, accompagnato con la preghiera di tutta la nostra chiesa, nella speranza che risorga a vita nuova».

Anche una rappresentante della Casa della carità di Novellara, dove don Munari aveva vissuto negli ultimi anni e cui era molto legato, ha raccontato alcuni aneddoti sulla figura del sacerdote scomparso.

Una parrocchiana, infine, parlando a nome di tutta la comunità, ha voluto ricordare la figura di don Tino con parole che hanno sottolineato il suo attaccamento al paese dove aveva svolto il suo ministero sacerdotale per 19 anni.

Dopo la celebrazione, il feretro, salutato con emozione e solennità per l’ultima volta in piazza Unità d’Italia dal vescovo Camisasca, dai sacerdoti accorsi sul sagrato e dai fedeli intervenuti per l’estremo saluto, è stato trasferito e tumulato al cimitero di Roteglia (Castellarano), paese in cui don Tino Munari era nato nel 1934. —

Alessandro Cagossi

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