Mascherine rosse delle detenute di Reggio in segno di solidarietà
REGGIO EMILIA
Dalle donne per le donne. Le detenute del carcere di Reggio riflettono sulla violenza di genere e realizzano mascherine rosse per sensibilizzare contro un fenomeno sempre più diffuso. «A te mi rivolgo uomo. Le donne sono esseri: all’apparenza molto fragili, ma in loro c’è una forza straordinaria… A te donna dagli occhi che sembrano pozzi di pietre nere, ma nei cui fondo brilla la luce più splendente della tua anima». Con queste parole le persone rinchiuse nella sezione femminile del carcere reggiano presentano i loro contributi per la prossima celebrazione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una data a cui le detenute hanno voluto partecipare impegnandosi attivamente. Molte di loro hanno dedicato parte del loro tempo a realizzare mascherine rosse e a riflettere su questa piaga sociale; i dispositivi protettivi sono stati donati in parte all’associazione Gens Nova e in parte al Comune di Camposanto di Modena.
È stata proprio Gens Nova, grazie all’impegno della referente associativa per l’Emilia-Romagna, a promuovere l’iniziativa assieme a Rosa Cucca, commissario capo della casa circondariale reggiana. Non è la prima attività solidale organizzata dalla Protopapa e da Gens Nova nel nostro territorio in questi mesi così complicati. Dalla primavera a oggi l’associazione, che ha la sede nazionale a Bari, ha messo insieme forniture massicce di mascherine e di altri dispositivi sanitari, e ha promosso la raccolta di materie prime da usare per la realizzare di mascherine in carcere e in laboratori assortiti, unendo così il sostegno all’emergenza e la sensibilità sociale verso una realtà sempre molto complessa come quella carceraria.
Le protezioni per il viso acquistate e assemblate man mano sono state messe a disposizione del personale e dei detenuti del carcere così come della guardia di finanza, della Municipale cittadina, dei carabinieri e della polizia stradale del distretto appenninico. Altre scorte sono state poi affidate a Comuni e associazioni. Diversi negozi e diversi privati hanno garantito prodotti e manodopera volontaria, e il progetto è stato progressivamente ampliato anche all’istituto di pena di Modena, con un percorso simile a quello avviato a Reggio con il coinvolgimento di molte persone rinchiuse nelle varie case circondariali. Oltre alle mascherine, i doni comprendevano anche camici, tute, calzari e indumenti lavabili e igienizzabili. —
Adr.Ar.
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