L’ultimo cappuccino seduto al bar, tra filosofi e Speranza
Fuori c’è grigio. Dentro pure. Io c’ho un grigiume dentro che uno mica se lo immagina. Sono cresciuto nei bar, vado avanti a cappuccini: il mio vizio. È l’ultimo cappuccino questo qua, cioè, per meglio dire, è l’ultimo cappuccino che possiamo bere da seduti, al tavolino, tranquilli. Resta l’asporto, quello sì, ma vuoi mettere?
Al bar centrale del paese, che più centrale non si può, ma che non si chiama centrale perché il centrale è un altro che prima era anche lui centrale ma che adesso si è trasferito, l’aria è diversa dal solito. C’è del grigiume. E ce ne è parecchio del grigiume. La vetrina è il solito bendidio, il profumo di latte mix caffè satura l’aria e allieta le papille. La barista sorride, nonostante tutto. Ha messo su le musiche del Natale e a tutti dice: “Mi sa che ci rivediamo l’anno prossimo. Auguri a tutti”. Il filosofo da bar, tipico di ogni bar che si rispetti, entra con l’occhiale da sole d’ordinanza anche se il sole, oggi, è sì e no un sogno. Da dietro le lenti osserva fauna, flora, paesaggio globale e locale. E sciorina frasi a ripetizione, alla chissene, tanto per dare aria ai denti. Non prima però di essersi accomodato allo sgabello, angolo destro del bancone, gamba accavallata, occhiale da sole sempre su, mano destra a coccolarsi la barba perfetta: “Eh ragazzi – dice – ce lo siamo meritati. Quest’estate è stato un tana libera tutti ed eccoci qui. Si richiude. L’avevo detto io…”. All’avevo detto io il coro della curva sud, cioè degli altri presenti lì nei pressi, è un “mo va a cagher…” a cui mancano solo i tamburi a fare da sottofondo. A fare da sottofondo, nel frattempo, è “Jingle bells”. Lì nei pressi trottola anche il lettore seriale. Quello che impila otto giornali uno sotto l’altro e te che ci vuoi dare una sfogliata ai giornali, ciaomiao. Aspetti, aspetti e aspetti ancora. Ma lui non li molla, i giornali: “Lo legge?” gli chiedi a intervalli regolari. “Certo – risponde lui – Dopo”. Oggi però vaga. È perso, anche lui. Gazzette e corrieri sono tutti occupati e forse oggi, oltre al giorno dei bar che diventano d’asporto e dell’Emilia che diventa arancione, è anche il giorno del grande passo: investire uneuroequaranta all’edicola e prenderne uno, di giornali. Che sia la volta buona?
La vamp arriva sorridente, anche lei però meno sorridente del solito. Capelli con la messa in piega fatta in galleria del vento a Maranello, rossetto perfetto, tacco perfetto, tutto perfetto. Prende un “mini panino al crudo e un orzo in tazza grande caldo ma non caldissimo perché fa meno male”. Sarà. Il resto dei presenti la guarda stranito. Il resto è poi il solito viavai. “Ci vediamo tra due settimane” dice nonna Speranza che non si chiama così ma che stavolta la chiamiamo così perché ci spera che ci si veda davvero tra due settimane. Torneremo gialli? Diventeremo rossi? Resteremo arancioni? Bisognerà vedere e sentire Speranza, non la nonna, ma il ministro. Intanto siamo tutti un po’ grigi. Proprio come quello che c’è fuori. Ma questa è un’altra storia. —
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