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Va al Gruppo Credem il titolo “Equal salary” per la parità di genere

Va al Gruppo Credem il titolo “Equal salary” per la parità di genere

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Il Gruppo Credem ha ottenuto per primo tra le banche italiane la certificazione “Equal salary”, il riconoscimento che attesta come la banca adotti una politica salariale equa che escludono i pregiudizi di genere, implementando anche le politiche di gestione del personale efficiente per dare la stessa opportunità a donne e uomini all’interno dell’azienda. Si tratta di una certificazione assegnata dalla “Equal salary foundation”, organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2010 per certificare la corretta applicazione della parità di genere nelle aziende in collaborazione con “Pwc Tls” e il network Pwc, operativo in 157 Paesi.

Nel dettaglio la certificazione attesta non solo che Credem retribuisce i dipendenti, donne e uomini, in egual modo per lo stesso ruolo ma riguarda in modo ampio e articolato tutti gli aspetti dell’attuazione della parità di genere all’interno del Gruppo. La fondazione svolge infatti, insieme al partner Pwc, una revisione approfondita raccogliendo in prima battuta tutti i dati sui salari dei dipendenti e le posizioni organizzative.

Se l’azienda supera la prima fase di analisi i certificatori avviano una verifica qualitativa di una serie di documenti e politica aziendali per verificare in quale misura le strategie di parità retributiva siano integrate nei processi e nelle politiche delle risorse umane, anche tramite interviste dirette alle persone per analizzare la percezione dei dipendenti sulle pratiche retributive dell’azienda. Credem è la prima banca e la seconda azienda italiana in assoluto ad aver ottenuto la certificazione Equal salary.

«Aver ottenuto questa certificazione conferma la bontà della strada intrapresa nell’ambito delle iniziative di parità di genere e diversità che sono da tempo al centro delle nostre azioni», ha dichiarato Nazzareno Gregori, direttore generale Credem. «Siamo convinti che tali aspetti siano particolarmente rilevanti in un’organizzazione – ha proseguito Gregori – soprattutto nella logica della valorizzazione della meritocrazia dell’individuo e nel rispetto nella sua unicità a prescindere dalla diversità di cui è portatore. Già da qualche anno siamo andati oltre la diversità di genere abbracciando una diversità a 360 gradi».

Il modello, ha proseguito, «si basa per quanto riguarda i dipendenti sullo stare bene con se stessi per lavorare bene. Per rafforzare ulteriormente questi concetti già da qualche anno abbiamo creato delle figure, i “diversity coach”, dedicate al tema della diversità e inclusione. Degli ambasciatori della cultura inclusiva, portavoce di specifiche esigenze e garanti della realizzazione delle iniziative aziendali». —

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