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La Fagioli costruisce l’Alta velocità Napoli-Bari

Mauro Grasselli

Intervento per installare ponti lunghi 80 metri del peso di 2.500 tonnellate l’uno  L’ad Belli: «Come per il ponte di Genova, li solleviamo con martinetti idraulici»

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/ SANT’ILARIO

Dopo avere costruito il nuovo ponte San Giorgio di Genova, la Fagioli di Sant’Ilario parteciperà alla realizzazione di realizzerà un’altra grande opera: l’Alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari.

In questo caso, si tratta di costruire una grande opera in terra e installarla in quota, movimentando manufatti pesanti fino a 2.500 tonnellate. Una soluzione ingegneristica che tutti hanno imparato a conoscere seguendo il varo degli impalcati del nuovo Ponte San Giorgio di Genova. E una soluzione che oggi è alla base della costruzione dell’Alta velocità ferroviaria che collegherà Napoli a Bari, alla quale sta lavorando, assieme al Gruppo Webuild, la società Fagioli, leader nella movimentazione e installazione di grandi manufatti.

«Per il cantiere dell’Alta velocità Napoli-Bari – spiega Fabio Belli, amministratore delegato di Fagioli – siamo impegnati nella tratta Napoli-Cancello. Nell’ambito di questo cantiere, abbiamo un contratto che prevede la movimentazione e l’installazione di tre ponti ad arco, lunghi circa 80 metri ciascuno». Sono manufatti enormi, che pesano appunto 2.500 tonnellate ciascuno, ben oltre le campate del nuovo ponte di Genova, dove è stata utilizzata la stessa tecnica di movimentazione e sollevamento. «Come a Genova – prosegue Belli – prendiamo il manufatto dall’area di prefabbricazione, lo portiamo in posizione e lo solleviamo con i martinetti idraulici».

Tutto questo è reso possibile dall’utilizzo di mezzi modulari semoventi in grado di ruotare a 360 gradi, quindi di muoversi anche all’interno di anguste strade cittadine.

«Il vantaggio di questo metodo – prosegue l’amministratore delegato di Fagioli – è la modularizzazione dei sistemi di costruzione. La tecnica che abbiamo affinato permette infatti di costruire i grandi manufatti a terra e non più in quota, come si faceva un tempo. Gli effetti sono evidenti: i costi sono inferiori, i tempi di lavorazione ridotti, la produttività più alta. Ma, soprattutto, costruire a terra è estremamente più sicuro che farlo in quota. Questo ha un impatto enorme sui lavoratori e sul territorio».

Nella grande opera che porterà l’Alta velocità da Napoli fino a Bari, Fagioli è una delle 300 imprese (tra fornitori e subfornitori) che accompagna il Gruppo Webuild. Una squadra costituita al 99% da imprese italiane che riunisce alcune delle eccellenze del paese in tema di ingegneria delle costruzioni.

«In questi anni siamo cresciuti in Italia e all’estero – aggiunge Fabio Belli –. Oggi la società fattura oltre 200 milioni di euro con tre hub principali nel mondo: uno in Italia, che copre il mercato europeo, Middle East e Nord Africa; uno a Houston per il mercato del Nord America, che vale il 40% del nostro fatturato; e un terzo a Singapore per il South East e Far East».

L’impegno sull’Alta velocità Napoli-Bari risponde proprio a queste tecniche innovative di movimentazione e sollevamento dei manufatti che nascono da prassi diffuse soprattutto nel Nord Europa. La movimentazione dei grandi manufatti nasce infatti dall’industria dell’oil and gas, e da lì negli ultimi anni è stata trasferita anche all’ingegneria civile. Alle spalle ci sono l’impegno e la capacità tecnica di tanti lavoratori, principalmente ingegneri meccanici e civili che vengono impegnati sui grandi progetti. —

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