La Regione dà il via libera per la caccia ai cinghiali Sì agli spostamenti
Risultato ottenuto dall’assessorato all’agricoltura. Mammi: «È stato necessario per far fronte a una esigenza. Preoccupa la peste suina»
VENTASSO
Si sciolgono i lacci territoriali per la caccia al cinghiale. Dalla giornata di ieri l’Emilia-Romagna è la prima Regione italiana ad adottare un provvedimento che toglie alcune delle limitazioni di spostamento per le squadre di caccia al cinghiale.
Dopo l’entrata nella zona arancione, gli spostamenti da un Comune all’altro sono vietati se non per motivi di necessità, e quindi l’attività venatoria è ristretta al territorio di residenza dei singoli cacciatori. Un paletto che ha reso impossibili le battute collettive ai cinghiali, spalmate su ambiti più ampi – gli ATc (Ambiti territoriali di caccia) ed effettuate da gruppi di persone provenienti da diverse zone reggiane, se non da fuori provincia o fuori regione. Una modalità necessaria per questo tipo di caccia, in cui vengono perimetrate intere aree rurali; all’interno di questi spazi poi, usando cani addestrati, i cinghiali vengono indirizzati verso i punti presidiati dai componenti delle squadra. Senza gli abbattimenti, il rischio forte era quello di amplificare i problemi causati dall’elevatissimo numero di cinghiali presenti nella nostra provincia. Questi ungulati sono un possibile veicolo di diffusione della peste suina africana, provocano abitualmente danni ai campi e alle colture a terra e possono rappresentare un pericolo per la viabilità su asfalto. Un quadro complesso, segnalato dalle associazioni agricole in varie occasioni.
L’assessorato regionale all’Agricoltura ha quindi avviato una trattativa con la Prefettura di Bologna e il 18 novembre si è arrivati quindi alla nuova impostazione. La caccia in braccata al cinghiale, con gruppi dalle quindici alle quaranta unità autorizzati e attivi nell’ Ambito territoriale di caccia (Atc) di competenza, può proseguire fuori dai vincoli comunali di ciascun cacciatore. È l’unica eccezione alle restrizioni in essere.
«È stato un grande sforzo, necessario per far fronte a una situazione complessa», commenta ora l’assessore regionale all’Agricoltura, il reggiano Alessio Mammi. «Siamo la prima Regione in Italia ad intervenire in questo senso, è una risposta ad un’esigenza forte segnalata prima di tutto dal mondo agricolo. I vincoli comunali per le squadre non saranno considerati, e quindi la caccia in braccata al cinghiale potrà continuare con le normali modalità sino al termine della stagione venatoria, a gennaio», spiega. «In primavera il lockdown ha portato probabilmente ad un aumento dei cinghiali presenti, i danni alle colture sono pesanti e i rischi in strada elevati, specialmente in alcune zone. A preoccupare più di tutto però è la circolazione della peste suina africana, che dai cinghiali può trasmettersi ai maiali da allevamento. Dobbiamo ridurre questo rischio, soprattutto in questo periodo, e la caccia al cinghiale è fondamentale, abbiamo subito avviato il discorso con la Prefettura di Bologna e ora si potrà operare per abbassare questi rischi». —
Adriano Arati
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