Le mani di Grande Aracri anche sulle farmacie In arresto le nuove leve
Soldi illeciti reinvestiti nella vendita di farmaci: blitz con 19 arresti e 25 indagati In manette figli e nipoti. Un arresto anche a Reggio: Salvatore Romano
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
Hanno reimpiegato i capitali della cosca in attività che vanno dalle slot, alla vendita dei farmaci. Ma con padri e padrini in carcere e il fiato dell’antimafia sul collo, la via per prosperare con i crimini economici di estrazione mafiosa si è fatta sempre più stretta sia in Calabria che in Emilia, territori di elezione dalla ’ndrangheta cutrese. Ecco perché il clan Grande Aracri ha letteralmente passato il testimone negli ultimi quattro anni alle nuove leve. Figli e nipoti non certo digiuni dalle regole del mondo criminale, ora accusati di reati che vanno dalla più pesante associazione mafiosa fino all’intestazione fittizia dei beni e al reimpiego del denaro, nell’ambito dell’inchiesta Farmabusiness, che ha portato ieri all’arresto di 19 persone su un totale di 25 indagati. Un’inchiesta della procura di Catanzaro che anche in questo frangente parla in parte emiliano, con l’arresto a Reggio Emilia di Salvatore Romano (32 anni) e legami con sodali di Brescello. Il reinvestimento va dalle scommesse, alla vendita del cippato per il riscaldamento fino alla creazione di una rete di distribuzione all’ingrosso di farmaci da banco mediante una rete di punti vendita costituiti da farmacie e parafarmacie (20 in Calabria, 2 in Puglia e 1 in Emilia Romagna).
MOGLIE E FIGLI
Il nuovo assetto della cosca vede emergere le donne. In carcere, ieri, sono finite quindi la moglie e una delle figlie del boss Nicolino Grande Aracri. Giuseppina Mauro, 66 anni, oltre che essere la consorte del capo, si può considerare da tempo il suo braccio destro fuori dal carcere. Già indagata in passato per reati minori, ora è accusata di associazione a delinquere insieme alla figlia Elisabetta Grande Aracri, 38 anni, figlia del boss e moglie di Giovanni Abramo (anch’egli indagato in quest’inchiesta e già detenuto per associazione mafiosa), nipote di Ernesto Grande Aracri, pregiudicato e fratello del boss, la cui moglie, Serafina Brugnano è indagata in Farmabusiness. Donne che «rappresentano e sostituiscono le figure apicali dell’organizzazione, provvedendo a dare disposizioni e direttive agli associati nella pianificazione delle attività illecite, anche in ragione delle direttive giunte da parte dei congiunti detenuti», riporta la procura nell’atto d’accusa. Un vero e proprio nuovo assetto che incorona nuove figure centrali come Elisabetta Grande Aracri, la quale condivide la sorte giudiziaria dell’attuale inchiesta con il cugino Salvatore Grande Aracri, 34 anni, secondo indagato più giovane dell’inchiesta e figlio di Antonio Grande Ararci (altro elemento della cosca cutrese). Salvatore si occupa della lavorazione dei legnami per produrre e trasportare cippato, «impegnandosi a destinare parte dei profitti nella bacinella della consorteria», scrive la Dda di Catanzaro, che gli contesta l’appartenenza al sodalizio mafioso.
I LEGAMI CON REGGIO
A tenere le fila del business dei farmaci c’è però un brescellese, Salvatore Grande Aracri, 40 anni, detto “Calamaro”, figlio di Francesco, e fratello di Paolo, rimasti per anni ai margini dei grandi processi ma considerati figure di vertice fissate nell’inchiesta reggiana Grimilde del 2019, inserendo nel perimetro una parte rilevante della famiglia mafiosa rimasta fuori dall’inchiesta e della processo Aemilia. Mentre lo zio Nicolino era detenuto, Salvatore lo rappresentava come «una figura apicale dell’organizzazione» e che «anche in ragione delle indicazioni provenienti dallo zio detenuto» gestiva «i rapporti con gli esponenti del sodalizio operanti nel catanzarese, curando gli affari economici della stessa». Si parla infatti della vicenda riguardante il Consorzio Farma Italia e la società Farmaeko, società al centro del business dei farmaci, la cui proprietà viene collegata ad esponenti del clan. A dar forza a quest’inchiesta ci sono poi i collaboratori di giustizia reggiani Antonio Valerio e Giuseppe Giglio, già architrave dell’accusa di Aemilia. C’è poi Salvatore Romano, sposato con Sara Grande Aracri, figlia di Ernesto, e domiciliato a Cadelbosco Sopra. Romano è «un soggetto di vertice della consorteria ed affiliato, promuove e coordina, anche nei periodi di detenzione del suocero Ernesto, le attività illecite della cosca, compiendo estorsioni e detenendo parte delle armi che costituiscono il potenziale militare dell'associazione». I carabinieri di Reggio Emilia, insieme ai colleghi, lo hanno arrestato a Reggio a casa dei genitori.
GLI ARRESTATI
Il carcere è stato disposto nei confronti di Santo Castagnino, 58 anni, residente a Mesoraca; Giuseppe Ciampà, 42, residente a Cutro; Elisabetta Grande Aracri, 38 anni, di Cutro; Salvatore Grande Aracri, 34 anni, di Cutro; Salvatore Grande Aracri, 41, di Brescello; Gaetano Le Rose, 48 anni, di Cutro; Giuseppina Mauro, 66, di Cutro; Pancrazio Opipari, 45 anni, di Sellia Marina; Francesco Salvatore Romano, 32, di Cutro; Domenico Scozzafava, 39, di Catanzaro; Leonardo Villirillo, 53, di Crotone. Agli arresti domiciliari sono finiti Pasquale Barberio, 75 anni, di Isola Capo Rizzuto; Paolo De Sole, 46, di Cesena; Domenico Tallini, 68 (presidente del consiglio regionale della Calabria); Raffaele Sisca, 48, di Crotone; Domenico Grande Aracri, 55 (avvocato e fratello del boss di Cutro); Patrizio Tommaso Aprile, 55, di Catanzaro; Maurizio Sabato, 54, di Catanzaro; Donato Gallelli, 45, di Catanzaro. —
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