Dalla Rems agli hotel dedicati ecco come evitare il collasso
Gli alberghi ospitano solamente coloro che hanno avuto contatti ma sono asintomatici oltre ai medici che non vogliono rischiare il contagio dei familiari
REGGIO EMILIA
Oltre alle strutture ospedaliere pubbliche e private, per evitare il collasso e la mancanza di personale e posti letto e soprattutto la diffusione del contagio, a Reggio Emilia, già dalla prima ondata sono stati messi a disposizione la Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza)di via Montessori in zona Due Maestà, e i cosiddetti “Covid-hotel”. Prima dell’attivazione della residenza sanitaria alle persone che avevano avuto contatti con positivi al Coronavirus o che presentavano pochi e lievi sintomi, in assenza di posti adeguati nelle proprie abitazioni, per passare il periodo di isolamento venivano messe a disposizione le stanze di alcuni hotel suddivisi nei vari piani a seconda della condizione di salute. Dopo un’attenta valutazione, si è deciso di trasferire coloro che presentano sintomatologia non grave o che hanno bisogni sanitari specifici alla Rems – data la presenza h24 di personale infermieristico e la visita quotidiana delle unità Usca – mentre gli hotel ospitano solamente coloro che hanno avuto contatti ma sono asintomatici. Discorso a parte meritano i medici che hanno richiesto una stanza per evitare di contagiare i propri familiari. Stando agli ultimi dati, i posti letto occupati nella prima struttura sono quindi 26 su 30, e riguardano differenti livelli di gravità, mentre i pazienti presenti nella residenza temporanea per malati psichiatrici di Reggio Emilia sono 5 e 17 nella Cra Covid di Guastalla. Questi numeri sono un chiaro indicatore dell’aumento del bisogno di letti e della gestione da parte dell’Ausl reggiana. —
N.N.
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