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Il Parmigiano dell’Emilia si “mangia” il Grana veneto

E.L.T.
Il Parmigiano dell’Emilia si “mangia” il Grana veneto

Parmareggio (Gruppo Bonterre) verso l’unificazione con il polo veronese Agriform Nasce un gruppo con ricavi per oltre mezzo miliardo di euro tra Italia ed estero

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REGGIO EMILIA

L’Emilia delle cooperative si mangia un pezzo dell’agroalimentare del lombardo-veneto. Di più: il Parmigiano Reggiano si mangia il Grana Padano, creando un blocco dei grana da oltre mezzo miliardo di fatturato.

Un accordo storico che verrà formalizzato prima di fine anno, dove protagonisti sono i soci di Parmareggio, gioiellino del Parmigiano-Reggiano (snack e piatti pronti compresi) del Gruppo Bonterre–GrandiSalumifici Italiani (player di riferimento dei salumi di qualità, che sta cercando di scalare anche il gruppo reggiano Ferrarini), che ha cuore reggiano e testa a Modena. Parmareggio è leader di mercato nel Parmigiano Reggiano e ha avviato l’unione infatti con Agriform, che ha sede a Sommacampagna (Verona) ed è la prima realtà veneta nel settore del Grana Padano, Asiago, Piave e altri formaggi tipici regionali Dop, hanno deciso di unire le loro aziende in un’unica realtà, che sarà attiva dall’1 gennaio 2021.

Due imprese di carattere cooperativo, due filiere produttive leader, due reti commerciali in Italia e all’estero del tutto sinergiche tra loro, due portafogli prodotto perfettamente complementari e con grandi potenzialità.

La nuova realtà debutterà con un fatturato di 550 milioni di euro, di cui quasi 200 realizzati all’estero, e si porrà ai vertici del mercato dei formaggi grana Dop, potendo peraltro garantire il controllo completo della filiera produttiva attraverso le rispettive basi sociali: il nuovo gruppo riunirà oltre 2000 allevatori e una ventina di caseifici soci.

L’operazione di integrazione è seguita da PricewaterhouseCoopers, che ha affiancato Parmareggio e Agriform nella definizione delle sinergie e del piano industriale, e prevede una crescita significativa del fatturato nel triennio 2021-2024, con corrispondente miglioramento delle marginalità.

Il processo di integrazione riconosce alla componente veneta una quota di minoranza “qualificata” nella nuova società, protetta da una serie di patti parasociali che le consentiranno un sostanziale equilibrio nella governance e il controllo di tutte le operazioni di natura straordinaria.

«Forti dei risultati finora raggiunti da entrambe le imprese – dichiara Ivano Chezzi, presidente di Granterre-Parmareggio – l’unione delle nostre forze ci consentirà di aspirare ad ulteriori importanti sviluppi sui mercati nazionali ed internazionali, costruendo una società ancora più solida, più competitiva, e migliorando ulteriormente la valorizzazione dei prodotti di tutti i soci».

L’operazione è di assoluta rilevanza nel mercato non solo italiano, andandosi a formare un gruppo di assoluto rilievo. Carta, c’è da credere, che verrà giocata dal gruppo Bonterre anche sul tavolo della “contesa” con il Gruppo Pini per il dominio su Ferrarini. Il gruppo reggiano è ancora impegnato nel concordato che si concluderà con la conferma al Gruppo Pini oppure alla cessione al gruppo Bonterre. Una partita a suon di offerte che sono al vaglio del tribunale e poi dei creditori. —

E.L.T.

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