L’importanza delle unità di continuità assistenziale
REGGIO EMILIA
Una delle figure sanitarie più attive durante questa emergenza è sicuramente quella delle Usca, ossia le unità speciali di continuità assistenziali. Si tratta di piccole squadre composte da un medico e da un infermiere, spesso giovani e molto preparati, che ogni giorno vanno a casa di coloro che sono risultati positivi al Covid per controllare le loro condizioni di salute. La loro importanza si evince dall’aumento di richieste di appuntamenti di visite domiciliari avute negli ultimi tre mesi: 29 a settembre, 99 a ottobre e 638 dall’inizio di novembre ad oggi. Grazie a loro le richieste giornaliere ai medici di base sono passate da 600 a 350. Come anticipato si tratta di personale competente che non smette mai di formarsi. Sono, infatti, già 18 i medici che hanno completato il corso per effettuare le ecografie toraciche attraverso apparecchi portatili, che permettono di fare diagnosi in tempi più rapidi, e alla fine del mese se ne aggiungeranno altri 28. L’obiettivo è quello di suddividere le unità in due livelli: quello base che si occuperà della prima visita e quello specializzato. Ogni unità è dotata di saturimetro, di strumenti per gli esami obiettivi e di un telefono per contattare colleghi in caso di confronto per delineare una diagnosi a cui si aggiungono poi un kit per la vestizione, uno zaino per trasportare il necessario, rimane esclusiva degli esperti l’ecografo portatile. All’inizio della pandemia, sul nostro territorio, sono state diagnosticate in pronto soccorso 638 polmoniti di cui 160 sono state curate a domicilio soprattutto grazie alle Usca. —
N.N.
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