La Chiesa reggiana piange anche monsignor Iotti È morto a 97 anni
Consacrato nel 1946 dal vescovo Beniamino Socche ha ricoperto numerosi incarichi, nella diocesi e a Roma
REGGIO EMILIA
Un altro grave lutto, il terzo in una settimana, ha colpito la Chiesa reggiana. Venerdì sera, alla vigilia del funerale di don Gaetano Incerti, suo grande amico, monsignor Pietro Iotti si è spento nel suo appartamento del Palazzo dei Canonici a 97 anni, dei quali 70 in abito talare e quasi altrettanti come cappellano dei vigili del fuoco, oltre che della polizia di Stato fino al 1993. Le lunghe tappe della sua vita sono state ricostruite in un libro, scritto dallo stesso don per il settimanale diocesano “La Libertà”, in occasione del suo 70esimo anniversario di sacerdozio.
Pietro Iotti è nato a Bagno il 26 aprile 1923. Undicenne è entrato insieme al compaesano Avio Spattini nel collegio cittadino di San Rocco. Qui il direttore, don Dino Torreggiani aveva realizzato un oratorio, uno studentato per i ragazzi poveri, un ritrovo per i militari e un ricovero per gli anziani. Il seminarista Iotti ha vissuto gli ultimi anni ginnasiali a Marola, avendo per confessore monsignor Guerrino Orlandini, quindi il triennio di liceo ad Albinea, avendo come prefetto di camerata don Pietro Margini; infine è tornato come “prefetto” a Marola, dove tra i seminaristi della camerata San Carlo, di cui era responsabile, si distingueva Rolando Rivi, il futuro beato martire.
Il 29 giugno 1946 don Pietro è stato consacrato presbitero dal vescovo Beniamino Socche, entrato in diocesi da poche settimane, che gli ha trasmesso una profonda devozione mariana. L’indomani il prete novello ha celebrato la sua prima messa nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, a Santa Croce. La parrocchia del “Popol giôst”, dove risiedeva con la famiglia, è stata la prima destinazione pastorale di don Pietro, come vicario cooperatore.
A San Giacomo don Pietro, sotto la guida del parroco monsignor Antonio Fornaciari, si è impegnato soprattutto con i giovani (tra adunanze, pellegrinaggi e campeggi sono migliaia i giovani che don Iotti ha visto crescere) e nelle scuole statali come insegnante di religione (1947-1966).
È stato il presidente dell’Azione Cattolica, Camillo Rossi, a suggerire a Socche di nominare don Iotti consulente provinciale del Centro Sportivo Italiano, come è avvenuto (anche a livello regionale, fino al 1975), con un mandato chiaro quanto ambizioso: “Ogni campanile, un campo sportivo”. Nelle parrocchie del nostro Appennino lo zelo del giovane prete ha contribuito alla rinascita di uno spirito di collaborazione e ricostruzione; è nato così il Torneo della Montagna.
A don Iotti, in sodalizio con Angelo Burani, si deve pure l’operazione che ha portato all’acquisto degli impianti sportivi di Santa Croce. Don Pietro è stato tra l’altro presidente della Srat (Società ricreativa assistenziale tricolore) per soggiorni di vacanza e impianti sportivi (dal 1954 al 1995). Ancora in ubbidienza al vescovo Socche, don Pietro ha accettato di andare “provvisoriamente” a celebrare la messa alla polizia di Stato; rimase cappellano fino al 1993. Analogamente è accaduto con l’incarico di cappellano dei vigili del fuoco, che continuava a rivestire dal 1952. Nel 1968-69 don Iotti ha diretto l’Ufficio amministrativo diocesano.
È stato anche presidente della Pontificia Opera di Assistenza (1960-1977), gestendo le colonie estive per numerose generazioni di bambini fra strutture marine e montane. Di rilievo gli uffici accettati da don Iotti a livello nazionale: è stato dal 1991 consulente per l’Emilia-Romagna della Pontificia Fondazione “Centesimus Annus” e dal 2002 presidente dell’Associazione “Giovanni Palatucci”, onlus sorta per sostenere la causa di beatificazione del questore di Fiume che salvò migliaia di ebrei.
Per lungo tempo il monsignore si è recato settimanalmente a Roma per l’adempimento di vari incarichi, alloggiando prima alla Casa Romana del Clero e poi a Santa Marta, dove ha incontrato per il suo 90esimo compleanno Papa Francesco. Del resto, nel suo lungo ministerio don Iotti ha servito a Reggio cinque vescovi (Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli e Camisasca, che lo ha nominato canonico onorario della cattedrale) e ha visto avvicendarsi ben sette papi, da Pio IX a Francesco. Lo piange tutta la diocesi, che si dice «grata alla nipote Lisa e agli assistenti Domnica, Ludmila e Bruno per le amorevoli cure che l’hanno accompagnato nell’ultimo tratto della sua vita». —
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