Alle 10.30 in cattedrale si celebra il funerale di monsignor Pietro Iotti
REGGIO EMILIA
Verranno celebrate questa mattina alle 10.30 nella cattedrale di Reggio, di cui era canonico onorario, i funerali di monsignor Pietro Iotti, morto venerdì sera a 97 anni.
La messa sarà presieduta dal vescovo della diocesi di Reggio e Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, che sabato mattina, nella stessa chiesa, ha dato l’addio a don Gaetano Incerti, amico da sempre di don Iotti e decano del clero reggiano, dall’alto dei suoi 101 anni, morto giovedì scorso.
La salma di don Pietro Iotti riposerà nel cimitero monumentale di Reggio, nella tomba dei canonici, dove il feretro verrà trasportato al termine delle esequie.
«Il 29 giugno scorso don Pietro ha raggiunto i 74 anni di sacerdozio – ricorda Giuseppe Adriano Rossi, presidente dell’Associazione stampa reggiana –. Decine di migliaia le messe da lui celebrate in questo lungo arco di tempo – in chiesa, al campo, nei campeggi –, ognuna, però, come fosse la prima, con la stessa devozione, con la stessa gioia, con lo stesso raccoglimento, seguita dalla preghiera personale di ringraziamento. E poi un altro calcolo certamente impossibile: quante le migliaia di ragazzi e giovani che don Pietro ha incrociato nel suo ministero, a cui ha dato consiglio, sostegno, conforto?
Don Pietro è stato un prete che ha fatto dell’amicizia la costante della sua vita: di quanti è stato, per una vita, amico fedele e fidato raccogliendone confidenze e accompagnandoli all’incontro con il Padre! Scriveva l’apostolo Giacomo che la fede senza le opere è morta: monsignor Iotti, come ricordava l’amico Camillo Rossi in occasione del 60esimo di sacerdozio del suo coetaneo ex-curato in San Giacomo, ha saputo ben coniugarle. Nel suo lungo ministero don Iotti ha “servito” in diocesi cinque vescovi – Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli, Camisasca – e ben setto papi: da Pio XII a Francesco, che lo ha incontrato in occasione del 90esimo compleanno. Un’altra dote che va riconosciuta a don Pietro è l’entusiasmo, contagioso, che non lo ha mai abbandonato e la capacità indiscussa di coinvolgere tanti nelle sue iniziative, a volte veramente coraggiose. Nonostante l’età e le difficoltà motorie, don Pietro non era certo andato in quiescenza: la messa quotidiana in Duomo, la recita del rosario, il breviario, i contatti e le telefonate con la nipote Lisa Bellocchi, gli amici e i confratelli hanno scandito sino all’ultimo la sua giornata». —
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