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l’iniziativa 

Il cappelletto sposa la moda per promuovere la città

Enrico Lorenzo Tidona
Il cappelletto sposa la moda per promuovere la città

Reggio Emilia, il principe della nostra tavola diventa il simbolo di una linea lanciata a Reggio Giovanni Antoniou: «Dobbiamo dare sempre più visibilità alle eccellenze»

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REGGIO EMILIA. Se accostate il cibo e la moda avrete di fronte metà dell’iconografia del made in Italy. Metteteli insieme e avrete un alfiere dell’italianità senza tempo né confini. È quello a cui hanno pensato nell’agenzia viaggi Stray Mood di via Arcipretura a Reggio, da dove hanno lanciato in questi giorni – in vista delle feste e dei regali di Natale – un marchio di moda e accessori il cui simbolo è il principe delle tavole reggiane: il cappelletto. Hanno così dato vita a Emilialove, un marchio che aveva fatto sentire un primo vagito nel 2012, e che vuole trasmettere ed esaltare i valori del territorio reggiano ed emiliano. Come?

«Attraverso una proposta di accessori e abbigliamento in cotone organico – spiega Giovanni Antoniou, titolare dell’agenzia viaggi che si occupa anche di promozione del territorio – Emilialove identifica il suo lavoro di ricerca e design con il simbolo di un cappelletto, una delle eccellenze enograstonomiche emiliane più famose al mondo. Come per i prodotti enogastronomici locali, così anche i prodotti di Emilialove sono frutto di ricerca, studio e scelta delle migliori materie prime disponibili, con attenzione alla sostenibilità ambientale e alla filosofia “no waste”».

Tradotto, significa avere stock ridotti e lavorare soprattutto in preordine, aiutando a ridurre al minimo gli sprechi. «A Reggio i prodotti di abbigliamento Emilialove sono esposti e distribuiti in esclusiva presso Stray Mood Tour Operator, in via Arcipretura, nel cuore della città» spiega il 37enne Antoniou, che non sembra intenzionato a un assolo, sporattutto in tempo di Covid: «L’idea è di fare rete. Abbiamo pensato di inviare a casa la merce o far ritirare i nostri prodotti nel forno di fiducia piuttosto che nel bar o nel ristorante di riferimento del cliente. Insomma, nei locali del centro storico, dando anche a loro ulteriore visibilità». —

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