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l’operazione inferno 

Ospizio lager, un quinto nei guai per le terapie Le arrestate non parlano

t.s.

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Anche la rumena 63enne Antonella Marchese – come le altre tre donne finite agli arresti domiciliari con l’accusa di aver maltrattato gli anziani della casa famiglia “Nino Aurelia” che dalla Valsamoggia (Bologna) è stata poi trasferita in un albergo di Zocca (Modena) – ha scelto la via del silenzio nell’interrogatorio di garanzia tenutosi in tribunale a Bologna davanti al gip Francesca Zavaglia. La donna, residente a Reggio Emilia, ha per il momento alzato un “muro” con gli inquirenti come precisa scelta difensiva, vista la complessità del fascicolo e delle imputazioni. L’avvocatessa Francesca Benati che difende la 63enne non ha avanzato neppure richiesta di modifica della misura cautelare. «La situazione è delicatissima» si limita a dire il difensore che lascia intendere come le prime “mosse” saranno effettuate solo dopo l’accurato studio degli atti d’indagine della pm Manuela Cavallo che ha coordinato il lavoro investigativo dei carabinieri del Nas di Bologna nell’operazione battezzata “Inferno”. Un peso rilevante in questa inchiesta l’avrebbero le intercettazioni ambientali, il che ha portato a quattro ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti della ex titolare (Aurelia Dragomir, 56 anni, ex badante di origine rumena) di una struttura ricettiva per anziani e di tre collaboratrici (le sorelle Luana, Antonella e Natascia Marchese, di 59, 63 e 45 anni, incensurate), con le accuse di maltrattamento, omissione di soccorso ed esercizio abusivo della professione sanitaria. Le tre sorelle non risultavano assunte nella casa famiglia, ma erano collaboratrici definite “amiche volontarie” dalla titolare. Nessuna sarebbe munita di titoli o qualifiche abilitanti alle professioni sanitarie. Per il gip Zavaglia che ha firmato l’ordinanza, l’inchiesta dimostra «la sistematica e continuata modalità vessatoria, violenta, minacciosa e ingiuriosa con cui gli indagati si rapportavano ai 9 ospiti della struttura, provvedendo altresì a somministrare terapie in assenza di prescrizione medica e di propria iniziativa». Relativamente a quest’ultimo passaggio, la pm Cavallo ha indagato una quinta persona.

I riflettori delle forze dell’ordine si sono accesi a gennaio 2019 quando un anziano ospite della casa famiglia, di 83 anni, poi deceduto per cause naturali, è stato ricoverato all’ospedale di Bazzano per lesioni sospette, tali da motivare una segnalazione da parte della direzione ospedaliera alle autorità competenti. —

t.s.

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