Anziano maltrattato, tensioni al processo alle sei operatrici
Sentiti i familiari che denunciarono graffi o lividi sul corpo degli ospiti in struttura A parte un caso, le altre querele presentate solo dopo l’emergere dell’inchiesta
correggio
Si è avviato in un clima a dir poco elettrico il processo a sei operatrici della casa di riposo di Mandriolo di Correggio.
Devono rispondere di maltrattamenti Karina Da Silva, Maria Di Francesco ed Elena Bassi, con quest’ultima accusata anche di violenza privata come pure Antonia Iacovino, mentre Angela Cipriana ed Esther Montoya solamente di violenza privata. Secondo la ricostruzione dei carabinieri – coordinati nell’inchiesta dal pm Maria Rita Pantani – dall’ottobre 2016 al marzo 2018 sarebbero avvenuti nella struttura episodi di percosse ad un anziano (ora ha 84 anni) costretto a letto, con allontanamenti dal campanello per chiedere aiuto e ore di abbandono tra le sue urine, senza essere pulito. Tramite l’avvocato modenese Simone Bonfante, l’84enne si è costituito parte civile. Ritornando alle scariche di adrenalina, va detto che le forti contrapposizioni hanno riguardato gli addetti ai lavori in toga che partecipano al processo, con il giudice Chiara Alberti intervenuta a ripetizione bocciando non poche domande ai testi, ritenendo necessario attenersi al “perimetro” delle imputazioni. Da parte sua il pm Pantani ha replicato affermando che era importante allargare il campo «per definire la personalità delle imputate, visto che si tratta di fatti non episodici». Mentre i difensori con i loro interventi ad ampio raggio hanno messo in discussione l’attendibilità dei testi. Ieri, fra urla e schermaglie, hanno deposto i familiari di ospiti transitati nella casa protetta, le cui denunce non sono però approdate in ambito giudiziario. In due casi i parenti hanno specificato di aver presentato la denuncia solo dopo che nel 2018 erano uscite le prime notizie sull’inchiesta. «Avevo notato dei graffi sul corpo di mio fratello, immobile a letto – spiega la sorella – e ho voluto vederci chiaro. Il medico di base si era riservato di far vedere quei graffi ad un dermatologo. Prima non avevo mai sospettato di nulla».
La figlia di un’anziana (ora trasferita altrove) dice che solo due anni dopo si era decisa a denunciare: «Mi accorsi di lividi sulle braccia e sul collo. Mia mamma parla a fatica, comunque mi confermò le botte. Un’operatrice poi mi disse che era stata picchiata con un telecomando da un’ospite». Un terzo familiare, per dei tagli sulla mano della mamma 98enne (ora morta), invece presentò querela nel 2017. I testimoni hanno lamentato carenze nel numero di operatori (a fronte di una quarantina di ospiti) oppure scarsa igiene. —
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