«La scuola non può sempre essere la prima a chiudere e l’ultima a riaprire»
L’appello firmato da decine di docenti del Pascal di Reggio: «Occorre tornare in aula in sicurezza al più presto possibile»
REGGIO EMILIA.
Pubblichiamo un appello firmato da decine di docenti del Pascal e rivolto a studenti, genitori, consiglio di Istituto, Istituti secondari di secondo grado reggiani, sindacati, dirigenti degli uffici scolastici, sindaco di Reggio Emilia, Seta, assessore provinciale all’Istruzione, governatore dell’Emilia-Romagna, ministri dell’istruzione e dei trasporti, presidente del Consiglio.
In un Paese che troppo spesso decide in ritardo e perciò in fretta, rincorrendo a distanza i problemi, per una volta vorremmo guardare avanti, e invitare a progettare decisioni e risposte in anticipo. In anticipo su che cosa? Non diciamo sulla fine dell’emergenza Covid, ma almeno sul suo allentamento, cioè guardando a quando ci sarà una ripresa parziale della normalità (possibilmente diversa da quella ante-Covid, ma per ora lasciamo sulla sfondo questo punto, pur così importante).
Parliamo di scuola, dunque, ricordando a noi stessi e a tutti che, mentre negli altri grandi Paesi europei, anche in presenza di tassi di contagio superiori ai nostri, si è fatto di tutto per salvaguardare il funzionamento della scuola, in Italia si è fatto il contrario, e questo rischia di accadere per la seconda volta in pochi mesi. Infatti nella prima parte del 2020 la scuola in Italia è stata chiusa prima che in ogni altro Paese (e in molti non è mai stata chiusa), per poi riaprire molto più tardi che altrove, e con il discutibilissimo provvedimento del “tutti promossi”.
Questo ferisce ma non sorprende, perché in Italia la scuola e la formazione, “priorità” solo a parole, sono al contrario trattate come la cosiddetta “ultima ruota del carro”: non a caso abbiamo la piaga del più alto numero di giovani che né studiano né lavorano, e tra gli adulti le percentuali Ocse più basse di laureati, diplomati, nonché di lettori di libri e giornali; così come siamo notoriamente fanalino di coda per le risorse destinate dallo Stato e dalle aziende private a innovazione e ricerca, e grandi “esportatori” di “cervelli in fuga” perché ignorati in patria. Per non dire dei dirigenti politici nazionali che litigano con i congiuntivi, e di quel governatore regionale secondo cui gli studenti sarebbero ben felici di questa prolungata vacanza dalla scuola... Bisogna essere ciechi e in mala fede per non vedere il disagio dei nostri giovani reclusi e privati del rapporto quotidiano con i loro compagni, con i loro insegnanti, con la sfida e l’avventura dell’apprendimento e del sapere.
Né si possono ignorare i pesanti danni a lunga scadenza provocati sui giovani dalla riduzione quantitativa dell’offerta formativa, documentati da autorevoli ricerche internazionali, così come i pesanti danni psicologici conseguenti a questo prolungato isolamento sociale.
Ora, dopo otto mesi, questo non può ripetersi. La scuola non può essere ancora la prima a chiudere e l’ultima a riaprire. È da ribadire infatti che da settembre la scuola si è dimostrata il luogo più sorvegliato e più sicuro per i giovani, e che i rischi erano (e verosimilmente sono) fuori dalla scuola, in altri luoghi dove certamente minori sono i controlli sul distanziamento sociale.
Tutto questo non si può tacere e dimenticare. Ora, però, vogliamo anche guardare avanti, da insegnanti e da cittadini attivi e propositivi. Nel farlo, sollecitiamo con forza a riprendere, non ora ma appena possibile, la scuola in presenza anche negli istituti superiori. Vogliamo però anche proporre misure concrete perché ciò sia possibile, e chiediamo a tutti i soggetti coinvolti di attrezzarsi fin da ora, subito, a fare ciò che serve a tale fine, anche approfittando di questo periodo di parziale chiusura. Tutti devono fare la propria parte, ma proprio tutti: governo e ministeri competenti, sindacati, uffici scolastici regionali e provinciali, dirigenti scolastici, amministratori locali e aziende di trasporto pubblico, docenti e personale Ata, studenti e famiglie. Senza pretese di esaustività, ci permettiamo di proporre misure e comportamenti da progettare o da adottare subito, con largo anticipo, e non, come al solito, in ritardo e rincorrendo i problemi. Cominciamo dal basso, da noi stessi. Certamente noi tutti, e in particolare i nostri studenti, dobbiamo/devono seguire, sempre, le norme di igiene, tutela e distanziamento sociale senza le quali ogni provvedimento risulta vanificato e inefficace. Detto questo, bisogna prevedere la ripresa della scuola in presenza appena possibile (da quando si sia in “zona gialla”, ci permettiamo di suggerire, pur non arrogandoci ovviamente alcuna competenza in materia). E bisogna fare tutto ciò che serve per rendere la frequenza scolastica compatibile con il contagio, cioè con una situazione di convivenza che, ad alti e bassi, potrebbe durare a lungo, e che comunque non si può escludere si ripresenti in futuro.
Governi locali, uffici scolastici territoriali, dirigenti scolastici e anche, va detto, collegi docenti, devono essere molto più coraggiosi – e creativi – nel prevedere, e programmare fin da ora, una forte differenziazione degli orari di frequenza, con scaglionamenti anche pomeridiani delle presenze e didattica mista (ma in presenza almeno al 60%, tra le classi iniziali dei cicli, e almeno al 40% per le classi più avanzate). Tutto questo deve essere coordinato tra le scuole degli stessi territori, e con un forte coinvolgimento degli enti locali e delle aziende titolari del trasporto pubblico locale perché gli orari dei mezzi pubblici devono essere compatibili con questa differenziazione.
Sottolineiamo al riguardo che a nostro avviso devono essere fatti sforzi molto maggiori nel settore del trasporto pubblico locale, che si è rivelato uno dei talloni d’Achille del sistema, con la sua scarsissima elasticità, e che i decisori politici e amministrativi ai diversi livelli di competenza, nazionale e locale, dovrebbero muoversi di conseguenza.
Su questi temi, e su altre misure che vadano nella stessa direzione, ci sono già tavoli di lavoro, progetti, studi di fattibilità? Lo chiediamo a tutti i decisori, dai ministri competenti di istruzione e trasporti agli amministratori locali, agli uffici scolastici e ai dirigenti dei singoli Istituti. Oppure non ci sono, vale a dire siamo già in colpevole ritardo? La scuola deve riaprire, in sicurezza e al più presto possibile, e questo dipende dalla tempestività delle vostre decisioni come dalla correttezza dei nostri comportamenti. Se infatti, al sopraggiungere della fase “gialla”, le condizioni auspicate non si verificheranno, la loro mancanza imporrà la continuazione della chiusura.
Ecco tutti i firmatari: Giulio Angiani, Barbara Bacchi, Matteo Badodi, Marco Baldini, Chiara Baraldi, Francesca Benassi, Elena Benati, Silvio Bertoni, Chiara Bigi, Fausto Boni, Samanta Bosatra, Monica Bottai, Giovanni Brembilla, Domenico Bruzzese, Luca Caleffi, Christian Calemma, Roberta Cambuli, Mariapia Capelli, Paolo Castaldo, Antonella Catellani, Barbara Cattani, Maria Antonietta Centoducati, Fabio Cicero, Angela Cigni, Annamaria Cucchi, Mariarita Dall’Argine, Giulia D’Auria, Eleonora Derlindati, Daniele Ferrari, Alessandra Fornaciari, Mariacarla Fornaciari, Laura Franzoni, Maria Rita Gadaleta, Matteo Gaddi, Andreina Gambetti, Olga Gasparini, Maria Silvia Gatti, Giulio Carlo Gattone, Filippo Ghizzoni, Cesare Grazioli, Anna Grisendi, Annagiulia Guidi, Battista Guidotti, Marzia Iori, Glenda Loschi, Lorenzo Manzini, Erika Marzi, Paolo Orlandini, Egina Orlando, Annamaria Orosei, Elena Pagani, Francesca Patria, Francesco Pontoriero, Sergio Prisinzano, Cinzia Pulneri, Luciano Rivi, Stefano Ruggerini, Vanessa Scaramuzzino, Luigina Scervo, Paola Semeghini, Ignazio Simeone, Laura Spaggiari, Luca Spaggiari, Daniela Tagliazucchi, Silvia Varazzani, Giuseppina Ventimiglia, Emanuela Violi, Marco Zuelli.
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