Piantagione di marijuana in un casolare in disuso
La società che fornisce l’energia aveva segnalato un sovraccarico elettrico Dopo un giorno e una notte di appostamenti, ieri all’alba l’irruzione dei carabinieri
POVIGLIO
È stato il più banale, ma sospetto degli elementi a indirizzare i carabinieri al casolare in disuso in via Pessina: un sovraccarico elettrico registrato e segnalato dalla società erogatrice dell’energia. Tutta quell’elettricità serviva a mantenere in funzione una grande serra di piante di marijuana. Ne sono state trovate oltre 500 invasate una a una e in diverso grado di maturazione.
Tutte nascoste all’interno di un casolare in disuso, ma ancora in discreto stato di conservazione, tanto che i malviventi, per ora rimasti ignoti, ne avevano ricavato il loro covo nei piani superiori, dove i carabinieri hanno trovato materassi e letti con spessi piumoni adatti a riparare dal freddo intenso di questi giorni. E di quelli a venire. Purtroppo per gli sconosciuti “contadini”, a mandare a monte i piani ci hanno pensato i militari dell’Arma.
Già altre volte era capitato che la segnalazione di sospetti sovraccarichi elettrici portasse dritti a impianti di coltivazione di piantagioni di marijuana come questo, trovato alla prima periferia di Poviglio, nella frazione di Sant’Anna.
E di corrente elettrica questo impianto certo ne richiedeva parecchia. A fornirgliela, un allacciamento abusivo che da un palo dell’illuminazione pubblica giungeva a un contatore posto a ridosso dello stabile adibito a fabbrica di marijuana.
Lampade riscaldanti, sistemi di irrigazione e di controllo della temperatura dei vari ambienti secondo le necessità delle preziose piantine: l’impianto di aerazione, irradiamento e irrigazione era stato allestito in modo avveniristico e senza lesinare sui costi. Il suo valore, hanno stabilito gli investigatori, si aggira intorno ai 100mila euro. Piccola cosa, c’è da immaginare, in confronto al guadagno al quale potevano ambire i malviventi se fossero riusciti a portare a termine il raccolto e a piazzare la droga, probabilmente destinata al mercato del Nord Italia – ma anche su questo ora le indagini in corso vogliono fare chiarezza.
All’interno del casolare e nei vari ambienti i carabinieri di Poviglio hanno trovato e sequestrato oltre 500 piante dell’altezza di circa 30 centimetri. L’irruzione è avvenuta ieri mattina, dopo un giorno (domenica) e una notte di appostamenti che non hanno portato ai frutti sperati: l’individuazione dei “coltivatori”.
Sospettando che potessero trovarsi all’interno del casolare, alla fine i militari sono intervenuti: il blitz è scattato all’alba di ieri ed è stato condotto dai carabinieri di Poviglio, supportati dai colleghi della compagnia di Guastalla e della polizia provinciale di Reggio Emilia, che hanno utilizzati anche i droni in loro dotazione.
L’irruzione nel cascinale di Sant’Anna ha portato al rinvenimento delle oltre 500 piante in stato vegetale non ancora avanzato, data l’altezza, e questa è ritenuta una prova che la fabbrica di marijuana era stata avviata da qualche settimana. All’interno i vari spazi erano stati debitamente organizzati: un reparto produttivo con l’impianto di aerazione, irradiazione, irrigazione e un reparto essicamento, in fase di ultimazione.
I proprietari dell’immobile, anch’esso sequestrato con tutta l’attrezzatura e la droga, sono risultati estranei. Ora l’obiettivo è risalire a chi gestiva il business e la destinazione della droga. —
M.F.
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