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Continua la campagna di Cathy La Torre contro l’odio su internet

Adriano Arati
Continua la campagna di Cathy La Torre contro l’odio su internet

L’avvocato bolognese protagonista stasera (ore 21) di una diretta su Facebook promossa dal Comune di Scandiano: «Nessuno si senta una causa persa» 

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SCANDIANO

«Perché racconto queste storie e mi batto contro queste ingiustizie? Perché non saprei che altro fare, e perché penso che ce ne sia bisogno, l’anno del Covid ha amplificato le violenze». Non ha voglia di fermarsi l’avvocato bolognese Cathy La Torre, promotrice della campagna contro l’odio online “Odiare Ti Costa”, protagonista questa sera alle 21 di una diretta trasmessa sulla pagina Facebook del Comune di Scandiano. L’attivista dialogherà con la consigliera comunale Giulia Rabitti, presidente della Commissione Pari Opportunità, e con il vicesindaco Elisa Davoli. Al centro, il suo ultimo libro, “Nessuna causa è persa”, uscito per Mondadori.

Il suo volume raccoglie storie pre-pandemia. Ma il quadro non è cambiato in meglio, giusto?

«Si diceva “Ne usciremo migliori”, i dati ci dicono che dal punto di vista delle violenze, le segnalazioni sono cresciute. Le violenze in famiglia sono aumentate parecchio, contro le donne, ma anche contro gay e lesbiche».

Ferite che rimarranno?

«Il Covid ci porta tante preoccupazioni, ma c’è anche tanto timore per quello che succede nelle case. La clausura forzata ha fatto scoppiare casi ed emergere situazioni e dati che forse non erano così evidenti».

Dovesse rifare il libro, troverebbe altre storie da raccogliere?

«Questi mesi hanno portato tantissimi altri casi, purtroppo sì, ma dobbiamo anche pensare positivo, il titolo è evocativo della non rassegnazione».

Che intende dire?

«Nessuna persona deve pensare nella vita di essere una causa persa, il mio è un libro che racconta di persone che hanno pensato di essere cause perse e hanno vissuto cause perse, ma poi hanno trovato certezze».

Ma anche sofferenze...

«Se dovessi scrivere il prosieguo racconterei quello che sta succedendo, penso all’uomo senza dimora di Como multato perché è senza dimora. Nell’anno del Covid abbiamo viste tante cose belle ma anche tante vicende da raccontare per far notare le difficoltà di molti».

Fra i lati positivi vi è anche una sensibilità diffusa di tante realtà locali.

«Il lavoro più grande è quello delle realtà locali, dei Comuni, loro sono i più vicini ai cittadini, quelli a cui rivolgersi quando si ha bisogno. Ed è fondamentale che sia così: il modello Reggio Emilia ci insegna come già partire dalla scuola della infanzia porta ad avere cittadine e cittadini rispettosi delle libertà e delle regole. Il potere degli enti locali è enorme».

Parla di modello Reggio. Anche qui la violenza è ben presente. Non se ne sfugge?

«La nostra Emilia è una terra di libertà conquistata, la libertà è passata dalla Linea Gotica, è passata di qui. Ma la libertà non vive mai rendita, va alimentata, anche qui il germe di razzismo e xenofobia si è insediato. E qui va combattuto».

Lei lo fa ogni giorno, con la campagna di tutela legale “Odiare costa”. Un’esperienza unica in Italia.

«La gente non ha capito che sui social siamo tutte persone, un personaggio pubblico non è immune da sofferenze. La differenza è che se offendono me, io ho le spalle larghe, sono un avvocato, ho esperienza, mi so difendere».

Altri meno?

«Io mi batto per le ragazzine e i ragazzini che magari non possono reagire subito a dovere e che si trovano in difficoltà. Per loro queste possono essere ferite profonde, e anche persone come me scafate soffrono, comunque».

Nonostante il suo lavoro?

«Devo dire che in effetti io ormai sono molto meno attaccata, tante persone hanno pagato in denaro le loro offese e sono considerata “pericolosa” in questo senso. Ma ogni giorno raccogliamo segnalazioni nella “stanza dell’odio”, e continuo a chiedermi come si faccia a non capire». —



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