Gazzetta di Reggio

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la SAGRA DI SAN PROSPERO 

I reggiani attratti in centro da una torre mai così bella

M.R.
I reggiani attratti in centro da una torre mai così bella

Non c’erano i banchi ma in tanti sono andati in piazza ad ammirare il campanile Dopo la benedizione del vescovo, l’emozionante concerto dei campanari reggiani

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REGGIO EMILIA

Un bel piatto di cappelletti fumanti, e un brindisi d’auspicio per tempi migliori. Ieri, nelle case di molte famiglie, la festa di San Prospero, patrono della città, è trascorsa così. A causa dell’emergenza sanitaria, infatti, non si è potuto festeggiare in centro, come da tradizione, con i banchetti e i consueti appuntamenti. Qualcuno ne ha approfittato per decorare l’albero di Natale (anche “Camillo”, l’abete di piazza Prampolini, è già stato acceso), ma in tanti non hanno resistito al richiamo della piazza.

Chi al mattino chi al pomeriggio, magari con caffè o bevande calde da asporto, in parecchi si sono affacciati in piazza San Prospero per salutare i leoni e soprattutto il santo che fece calare la nebbia sulla città per renderla invisibile ai barbari che volevano saccheggiarla.

E in effetti un buon motivo per fermarsi in “piazza piccola” c’era: dopo due anni di lavori (e l’aiuto concreto di migliaia di reggiani) è terminato il restauro e la torre della basilica, finalmente libera da impalcature, reti e ponteggi, è tornata agli antichi splendori. In occasione della festa del patrono avrebbe dovuto esserci l’inaugurazione ufficiale ma, sempre a causa del Covid, si è dovuto fare un dietro-front. Così il gioiello della piazza piccola è stato benedetto dal vescovo Massimo Camisasca alla presenza del sindaco e del prefetto, e tutte le altre iniziative in programma (tra cui le visite guidate) rimandate a tempi migliori.

Alta 40 metri, la torre della basilica di San Prospero è un esempio di architettura rinascimentale, in pietra arenaria, marmo di Verona e laterizio, con una particolare forma ottagonale (che rimanda al simbolismo dell’ottavo giorno, quello della resurrezione della carne e dell’eternità) e tre ordini architettonici sovrapposti (dorico, ionico e corinzio). Un’opera incompiuta, tuttavia. Il progetto originario, infatti, prevedeva di arrivare, con un quarto ordine composito e la cupola puntuta, a 60 metri. La torre è stata costruita nel 1535 e, molto probabilmente, è stata eretta nel luogo in cui si trovava già un precedente campanile, di cui però non sono rimaste tracce. L’ultima pietra viene posata nel 1570. Mentre la struttura interna della torre, in mattoni, era in ottime condizioni anche per i restauri di oltre trent’anni fa, l’arenaria di cui è rivestita si era deteriorata.

Si tratta di una pietra, prelevata dal nostro Appennino, soggetta a sfaldamenti e delaminazioni e dunque bisognosa di continue manutenzioni. Con questo restauro, grazie alle più moderne tecnologie e alle competenze dei professionisti intervenuti, si spera di aver trovato il modo per rendere l’intervento duraturo. In ogni caso ieri, come promesso esattamente due anni prima, la torre si è fatta ammirare in tutta la sua bellezza.

E le sue campane, suonate dagli esperti campanari dell’Unione campanari reggiani, hanno emozionato la città intera. —



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