Gazzetta di Reggio

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«La Libreria del Teatro non può chiudere»

Tiziano Soresina
«La Libreria del Teatro non può chiudere»

Reggio Emilia, non nasconde le difficoltà Patrizia Nasi che ora la gestisce: «Chiedo una mano, il Covid si è aggiunto alla crisi del libro»

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REGGIO EMILIA. Naviga sempre in acque tempestose la Libreria del Teatro al civico 6 di via Crispi, nel cuore della nostra città.

Un destino ingiustamente complicato per un autentico “gioiellino”: il ministero dei Beni Culturali l’ha inserita fra la quarantina di librerie da tutelare, il Comune la riconosce come “bottega storica”, il Fondo ambientale italiano (Fai) la segnala a livello nazionale come “luogo del cuore”. Ma l’innegabile prestigio non risolve i problemi economici della storica libreria aperta nel 1859 e rilevata nel 1960 da Italo Nasi detto Nino che è scomparso quattro anni fa, lasciando Reggio Emilia decisamente più povera sul piano culturale.

Dal 2016 la gestione è in mano alla figlia – Patrizia Nasi – che non nasconde le difficoltà sintetizzabili in un mix di crisi del libro stampato («Le vendite hanno un margine di guadagno molto ridotto e ne risentono soprattutto le piccole librerie ») e conseguenze legate alla pandemia («Due mesi di chiusura e i lettori che si sono sempre più orientati ad acquistare i libri su Internet per poi riceverli direttamente a casa»). Una cattiva congiuntura che non aiuta certo ad affrontare costi fissi come l’affitto e le tasse sui rifiuti. Fra l’altro il Covid ha bloccato pure alcune annuali iniziative di sostegno (la cena di Boorea, la cena di solidarietà organizzata dagli amici della libreria), il che ha tolto ulteriore “ossigeno” alla gestione che, comunque, tiene duro ed assicura l’apertura mattutina durante la settimana e in due pomeriggi (venerdì e sabato).

Oltretutto piove sul bagnato, perché la chiusura delle palestre per il virus ha inceppato pure la seconda attività di Patrizia Nasi (insegnante di pattinaggio), facendo saltare quell’integrazione economica necessaria per tirare avanti. «Non mi arrendo – spiega la libraia alla Gazzetta – ma chiedo un aiuto concreto, come mi sta dando il ragionier Camillo Galaverni, amico di mio padre. Spero di poterne ragionare con enti pubblici o realtà private, perché una bottega storica come questa merita di rimanere aperta nonostante le obiettive difficoltà». —


 

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