«Ora è necessaria una strategia stop agli interventi frammentari»
L’impegno e la visione di Roberta Mori, consigliera regionale del Pd Per anni presidente della commissione per le Pari opportunità
L’intervista
Chiara cabassa
«In tutto il mondo è il tempo delle donne». A dirlo, e nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne questa frase risuona in tutta la sua potenza, è Roberta Mori, consigliera regionale del Pd ed ex presidente della Commissione per le Pari Opportunità.
Innanzitutto, c’è ancora bisogno nel 2020 della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne?
«La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e una conseguenza delle discriminazioni di genere, nel lavoro e nella vita, nonché delle persistenti disuguaglianze tra uomini e donne. La violenza maschile sulle donne in tutto il mondo è una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni. In massima parte sono mariti, compagni, partner o ex partner che uccidono per odio e non accettazione della soggettività e autodeterminazione della donna. La violenza che colpisce le donne “in quanto donne” si consuma nell’82% dei casi tra le pareti domestiche e secondo i dati del Viminale durante gli 87 giorni di lockdown per l’emergenza coronavirus (9 marzo-3 giugno 2020) sono stati registrati 58 omicidi in ambito familiare-affettivo di cui 44 hanno registrato una donna come vittima, il 75,9%. Quindi c’è ancora bisogno di ricordare il 25 novembre come una giornata di sensibilizzazione ma soprattutto come un monito e un impegno per prevenire e contrastare la violenza sulle donne 365 giorni l’anno».
Quali sono le politiche che servono e su cosa avete impegnato la Regione?
«Per prevenire la violenza di genere occorre una strategia complessiva e organica. La stessa delineata dalla Legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere, in applicazione dei principi e finalità della Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011) sulla violenza domestica. Basta con gli interventi frammentati, la nostra legge va attuata fino in fondo con iniziative integrate e coordinate, avvalendoci delle competenze di associazioni e centri antiviolenza e del protagonismo di tutti, a cominciare dalle comunità locali. La Conferenza delle Donne Democratiche ha chiamato Women New Deal la stagione che si deve aprire in Emilia-Romagna e nel Paese con un piano integrato di interventi per lavoratrici, imprenditrici, madri, donne e ragazze talentuose nelle loro diverse abilità, che contribuisca a prevenire e contrastare discriminazioni, marginalità e violenze, nonché a promuovere una partecipazione paritaria al lavoro e allo sviluppo. Stiamo impegnando la Regione su questo, cogliendo le occasioni del Patto per il Lavoro e per il Clima, nonché del Bilancio di previsione della Regione per individuare azioni, obiettivi e finanziamenti strutturali».
Le donne sapranno cambiare il mondo?
«Women New Deal significa per noi un nuovo umanesimo, una visione più equa e resiliente di società. Perché non ci potrà essere vera ripresa economica post-pandemia se le donne continueranno ad essere sottopagate, emarginate da luoghi del potere, relegate a ruoli di cura senza sostegni o opportunità di scelta. In tutto il mondo è il tempo delle donne. È il tempo di Kamala Harris negli Usa, in Europa di Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, senza le quali difficilmente si sarebbero messe in campo le risorse del Recovery Fund. È il tempo delle donne che lottano per i diritti civili in Bielorussia, in Polonia, in Iran come in tanti Paesi di stampo autoritario. Ed è il tempo del coraggio di tutte le donne che spesso nell’ombra di una quotidianità faticosa reggono le famiglie e accudiscono le comunità. Grazie a loro e a tutte noi la società sarà più unita per vincere le sfide. —
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