Aumentano le violenze di genere nel 95% dei casi consumate in casa
I dati reggiani del 2019 snocciolati dal Tavolo interistituzionale: 207 donne si sono rivolte ai servizi del Comune
REGGIO EMILIA
È roboante il coro che si è alzato ieri contro la violenza sulle donne dalla città di Nilde Iotti, dell'Udi e dell’emancipazione femminile conquistata con largo anticipo rispetto alla maggior parte dell’Italia. L’occasione era la Giornata mondiale indetta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite in ricordo del truce assassinio di tre oppositrici di Rafael Trujillo, dittatore della Repubblica dominicana. Si trattò, in realtà, di un omicidio politico compiuto in un'epoca (era il 1960) in cui il movimento delle donne aveva una connotazione rivoluzionaria fortemente sentita nell'Emilia rossa. Oggi, invece, i colori non c'entrano. Viene denunciata unanimemente la brutale prevaricazione all'interno dei rapporti di coppia quale espressione di un atavico maschilismo prevalente in tanta parte del mondo e risorgente nel nostro paese.
Anche a Reggio Emilia il fenomeno sembra assumere dimensioni preoccupanti e su di esso sono puntate le antenne del Tavolo interistituzionale fondato nel 2006, che ogni anno coglie l'opportunità del 25 novembre per presentare il resoconto delle violenze di genere, sulla base dei dati numerici e dei racconti di chi le ha subite. Le rilevazioni si riferiscono al 2019, ma non mancano le osservazioni relative a quest'anno, che paiono in contrasto con la situazione nazionale. Infatti l'Istat ha constatato, in Italia, che durante la prima ondata della pandemia è più che raddoppiato il numero delle chiamate telefoniche e via chat per chiedere aiuto contro la violenza maschile. Nel nostro territorio, invece, si è riscontrata una diminuzione, dovuta forse alle intimidazioni subite nel regime di più stretta coabitazione.
Il Tavolo interistituzionale è composto dal Comune, che ne ha il coordinamento, dall’associazione Nondasola, che gestisce il Centro Antiviolenza-Casa delle Donne, da Prefettura, Tribunale, Procura della Repubblica, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Azienda Unità sanitaria locale, Ufficio scolastico provinciale, Ordine degli avvocati, Forum donne giuriste e Provincia (Consigliera di Parità provinciale). Ai servizi sociali del Comune si sono rivolte l’anno scorso 207 donne, in aumento rispetto alle 168 del 2018, per dichiarare di avere subito violenza da parte di un uomo. Di queste il 95% la attribuisce al partner (l'89% all'attuale partner, il 6% a quello precedente). Il 4% imputa invece un familiare e solo l’uno per cento un estraneo. Il fatto che le denunce vengano per il 55% da donne straniere, una percentuale molto superiore all'incidenza degli immigrati sulla popolazione complessiva, fa pensare che il contatto con la nostra cultura incoraggi queste persone a ribellarsi alla dura sottomissione a cui sono costrette. Prevalgono le fasce di età intermedia, fra i 30 e i 49 anni, ma non mancano le prese in carico di giovani tra i 18 e i 24 anni e di donne tra i 50 e i 59 anni. La maggior parte ha figli minorenni.
La violenza registrata con maggiore frequenza è quella fisica, seguita da quella di tipo psicologico. In diversi casi si è trattato di violenza economica e sessuale. Parecchie hanno subito violenze multiple. Le donne che si sono rivolte ai Servizi sociali avevano preso precedentemente contatti con altre istituzioni, soprattutto con il Centro Antiviolenza, il Pronto soccorso e le forze dell’ordine, alle quali però, la maggior parte non ha presentato formale denuncia.
Il Comune sostiene l’attività dei centri antiviolenza e della Casa delle Donne con un finanziamento annuale di circa 190mila euro. Alle dichiarazioni informali si aggiungono i procedimenti penali. La Procura della Repubblica ha registrato 254 casi di maltrattamenti contro familiari o conviventi, 62 di violenza sessuale e 134 di atti persecutori (art. 612 bis). Il pubblico ministero ha formulato 24 richieste di custodia cautelare, 11 di arresti domiciliari e tre condanne tramite patteggiamento. La Questura, da parte sua, ha comminato quindici ammonimenti.
I dati forniti dalla Casa delle donne gestita dall'Associazione Nondasola sono analoghi a quelli dei servizi sociali. Il suo centro antiviolenza ha accolto l'anno scorso 353 donne in maggioranza italiane. La fascia di età prevalente è quella compresa tra i 40 e i 49 anni, ma sono in crescita le giovani. La maggior parte ha figli e ha subito violenze di tipo psicologico e fisico, ma anche di tipo economico. Quasi tutte parlano di violenze multiple. La maggior parte non ha fatto denuncia. La violenza viene imputata nell'84% dei casi al partner attuale o precedente, in maggioranza di cittadinanza italiana e di età compresa tra i 40 e i 49 anni. Sono poi 256 le donne vittime di violenza che si sono rivolte al Pronto soccorso. Di queste 144 hanno dichiarato di averla subita all’interno di una relazione d’intimità o di relazioni affettive, anche da parte dei figli o di altri familiari. Tuttavia sono numerose quelle che non se la sentono di svelare il responsabile, che nella maggior parte dei casi è un partner o un ex partner. In prevalenza sono donne fra i 30 e i 49 anni, ma aumentano quelle fra i 18 e i 29 e non mancano le minorenni. Infine il Forum delle Donne giuriste ha raccolto 16 ricorsi per Ordine di protezione. Otto sono stati presentati, 6 accolti, uno respinto e uno estinto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google