Imitazioni del Parmigiano Reggiano, il giro d’affari è di due miliardi
Reggio Emilia, si tratta di circa 200 mila tonnellate di formaggio ancora in circolazione. Bertinelli: «Dobbiamo difendere i nostri piccoli caseifici contro i giganti»
REGGIO EMILIA. In tutto il mondo c’è chi cerca di sfruttare, in modo irregolare, la filiera lattiero-casearia del Parmigiano Reggiano. Il fenomeno ha dimensioni rilevanti tanto che il Consorzio di tutela del nostro formaggio stima si tratti, solo per l’area extra Unione Europea, di un giro d’affari di due miliardi di euro. Per avvantaggiarsi c’è che inserisce sulle confezioni denominazioni false e chi gioca sulle imitazioni, chi trasforma il proprio prodotto segnalando impropriamente la presenza di Parmigiano Reggiano. Le diciture “parmesan” e “arsan” sono facili da inserire nelle etichette. «L’evocazione/imitazione del nome è un classico – osserva il presidente del Consorzio di tutela Nicola Bertinelli – per chi sfrutta la notorietà del nostro prodotto. Il fenomeno ha una dimensione enorme, circa 200 mila tonnellate di formaggio, vale a dire 15 volte il volume del Parmigiano Reggiano Dop esportato».
Il guaio è che ciò avviene un po’ ovunque nel mondo e diventa difficile tutelarsi. I Paesi fuori dalla Unione Europea maggiormente colpiti risultano essere gli Stati Uniti e il Canada e il consumatore americano che acquista un alimento con determinate diciture è spesso convinto di acquistare un prodotto italiano.
«Il Consorzio – spiega Bertinelli – ha mostrato ad un campione significativo di consumatori americani un “parmesan” che riportava in etichetta una indicazione esplicita: “made in Winsconsin”. Due terzi degli intervistati hanno dichiarato di ritenere il prodotto di provenienza italiana. Allo stesso modo in Nuova Zelanda abbiamo fatto un sondaggio interrogando i consumatori sull’origine di alcuni prodotti: latte, pane e uova non sono stati associati ad alcuna area di origine. Quando abbiamo mostrano il “parmesan” erano tutti concordi che provenisse dall’Italia. Per questo motivo il Consorzio si batte affinché anche fuori dalla Unione Europea il nome “parmesan” possa essere utilizzato solo per l’autentico Parmigiano Reggiano. Altrimenti non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma tutti i consumatori che vengono ingannati e acquistano un fake non il vero Parmigiano Reggiano».
Da ciò l’appello di Bertinelli alla politica perché tuteli le eccellenze italiane non solo attraverso i finanziamenti alla filiera agrolimentare ma anche con il forte sostegno alle azioni legali intraprese dai Consorzi di tutela in tutto il mondo. E porta un esempio: «Kraft è un colosso da oltre 20 miliardi di euro e noi ci siamo opposti, in Nuova Zelanda, alla registrazione del marchio “Kraft Parmesan Cheese” vincendo, come Davide nella lotta contro Golia. Il Consorzio è e sarà sempre dalla parte dei nostri 320 piccoli caseifici nella lotta contro i giganti e la nostra ambizione non è quella di vincere solo in Oceania».
«I prossimi anni – la sua conclusione – saranno cruciali per la lotta all’Italian Sounding; dobbiamo farci trovare pronti: i prodotti a Indicazione Geografica hanno bisogno del pieno sostegno del Governo. Senza l’appoggio delle istituzioni non potranno ambire alla vittoria contro le mega-multinazionali; il coordinamento fra i Ministeri è fondamentale per evitare corto circuiti come è purtroppo capitato per l’articolo 23 del ddl di bilancio». —
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