I dubbi dei costruttori reggiani sui diritti edificatori cancellati
REGGIO EMILIA
«Il giudizio sul nuovo Pug – dice Tiziano Pattacini, presidente di Ance (Associazione nazionale costruttori edili) di Confindustria – oscilla tra il discreto e il buono perché ha un obiettivo condivisibile: la rigenerazione urbana e il recupero degli immobili dismessi». Ma c’è un però, aggiunge: «Servono misure concrete per renderlo attuabile». Per Ance c’è un passaggio fondamentale da risolvere: la cancellazione dei diritti edificatori, che va ripensata e corretta.
«Bisogna pensare – spiega – anche a quelle aziende edili che in passato hanno investito soldi per acquistare un terreno edificabile e che si sono trovate a fare i conti con una crisi del settore che si trascina da anni e si ritrovano ora con un terreno che torna agricolo». La proposta di Ance è quella di ristorare in queste imprese: «Credo sia necessario prevedere un graduale inserimento di queste aree nel Pug fino a un loro esaurimento. Ciò significa allungare i tempi delle concessioni anche perché non parliamo di grandi metrature».
Fatta questa premessa che stata oggetto di discussione con l’amministrazione e lo sarà anche nei prossimi incontri («Speriamo di persona», chiosa Pattacini), il presidente di Ance torna sui temi generali dicendo di condividere l’idea di Reggio città dei 15 muniti. Che a suo parere significa «non disperdere sul territorio investimenti e interventi. Non vanno ripetuti gli errori del passato creando in mezzo alla campagna nuovi insediamenti abitativi, perché non è così che si fa rigenerazione urbana».
Qualche perplessità resta invece non tanto sulle priorità indicate per il recupero di immobili dismessi come ex Opg, Omni, Consorzio Agrario, ma sul fatto che bisogna capire con quali risorse farlo. «Sono d’accordo sul recupero ma in un rapporto tra pubblico-privato con il Comune che ha gli strumenti per incentivarli, abbassando ad esempio gli oneri di urbanizzazione o premiando gli investitori aumentando gli indici di edificabilità e definendo le destinazione d’uso».
Passando poi dal residenziale agli altri comparti Pattacini sottolinea come «per il settore produttivo già ora l’azienda che ha necessità di ampliarsi non incontri difficoltà» e dice di «concordare sull’opzione di intervenire sui poli produttivi, come fatto a Mancasale e al Villaggio Crostolo», mentre è più complesso il ragionamento sul commerciale. «C’è uno stop all’insediamento per i centri commerciali in territorio extraurbano, ma se un’azienda vuol fare una nuova struttura non va in centro ma in un’area esterna con parcheggi e un adeguata viabilità. Ho richieste di catene alimentari che vogliono investire a Reggio e questo significa che la richiesta e il mercato c’è».
Da ultimo, conclude Pattacini «la svolta rispetto al passato può avvenire se il Comune mette le imprese nelle condizioni di poter lavorare al meglio. Noi costruttori siamo ormai una razza in estinzione e chi è rimasto sul mercato è chi ha investito in azienda. Ciò gli consentito di resistere». —
R.F.
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