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fabbrico, la convalida 

Il 30enne nega i maltrattamenti ma il giudice lo tiene in carcere

t.s.
Il 30enne nega i maltrattamenti ma il giudice lo tiene in carcere

Per le botte ricevute dal marito, la moglie, che è anche incinta, ha 25 giorni di prognosi. Il 19 novembre la 36enne ha chiesto aiuto ai carabinieri

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Resta in carcere l’operaio 30enne arrestato dai carabinieri – nel pomeriggio del 19 novembre – perché accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati e lesioni personali nei confronti della moglie per di più incinta.

La misura restrittiva è stata confermata dal gip Luca Ramponi al termine dell’udienza di convalida dell’arresto. In precedenza il marito – difeso dal legale Federico Bertani – ha ridimensionato i fatti, restringendo il tutto ad un episodio. Al tirar delle somme, il 30enne nega botte e tensioni continue che darebbero corpo all’imputazione di maltrattamenti. Il pm Giulia Stignani ritiene la situazione familiare a rischio, da qui la richiesta della misura cautelare in carcere. L’avvocato Bertani si è opposto, facendo comunque presente al giudice che è in atto la ricerca di un’altra sistemazione abitativa per il suo assistito. Il magistrato giudicante ha optato al momento per la detenzione in cella, ma più avanti gli arresti domiciliari lontano dalla casa coniugale potrebbero costituire l’ulteriore passaggio giudiziario in attesa che si chiuda l’inchiesta.

Terribile la ricostruzione fatta dagli inquirenti: quel pomeriggio l’operaio ha afferrato da dietro la testa della moglie – in attesa del quarto figlio – sbattendogliela contro il muro per poi, evidentemente non ancora soddisfatto, prenderla a pugni. Una violenza inaudita consumata davanti agli occhi atterriti del figlio minore. I motivi? Non avergli preparato il pane sebbene gli avesse detto di non riuscirci a impastarlo essendosi procurata un taglio al mignolo che le causava dolore. La donna, pestata e dolorante, con il figlio per mano, ha poi suonato il campanello della caserma dei carabinieri di Fabbrico chiedendo aiuto. Fatta accomodare, i militari hanno immediatamente capito che qualcosa di grave era accaduto, visto che la 36enne portava sul volto i segni delle botte e hanno chiamato il 118. In ospedale è stata poi dimessa con una prognosi di 25 giorni. È pian piano emersa una situazione devastante. Negli ultimi anni era stata picchiata altre due volte, anche quando era incinta di un altro figlio. —

t.s.

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